10 luglio 2008 / 06:23 / 9 anni fa

Draghi: salari fermi da 15 anni, ma guai a spirale prezzi

ROMA (Reuters) - I salari italiani in termini reali e al netto delle tasse sono fermi a 15 anni fa ma sarebbe un errore innescare una spirale inflazionistica perchè la stabilità dei prezzi è il prerequisito per la ripresa della crescita.

<p>Immagine d'archivio di operai al lavoro in una azienda italiana. REUTERS/Robin Pomeroy (ITALY)</p>

Lo ha detto il governatore della Banca d‘Italia e membro del board della Bce Mario Draghi all‘assemblea dell‘Abi mentre in Italia parti sociali e governanti discutono di come riformare la struttura dei contratti e dare sollievo economico alle famiglie colpite dalla ripresa dell‘inflazione.

“Le retribuzioni unitarie medie dei lavoratori dipendenti, al netto di imposte e contributi e in termini reali, non sono oggi molto al di sopra del livello di quindici anni fa”, ha osservato Draghi.

Nello stesso periodo, il costo del lavoro per unità di prodotto nell‘economia è aumentato di oltre il 30%, contro il 20% circa in Francia, pressochè nulla in Germania.

“Questo divario fra la capacità di spesa dei lavoratori e la capacità competitiva delle imprese riflette la stentata crescita della produttività, la mancata discesa della elevata imposizione fiscale, l‘effetto dell‘inflazione; è alla base della stagnazione della nostra economia”, ha detto il governatore.

Tuttavia, “una rincorsa tra prezzi e salari sarebbe rimedio illusorio”, perchè “la stabilità dei prezzi è prerequisito per la ripresa della crescita” e su questo vigila la Banca centrale europea.

La Bce ha deciso il 3 luglio, per la prima volta in oltre un anno, un incremento dei tassi al 4,25% dal 4% per, spiega oggi Draghi, “contribuire a evitare il rischio che i rialzi dei prezzi internazionali dell‘energia e dei prodotti alimentari diano l‘avvio, all‘interno dell‘area, a una rincorsa tra aspettative e determinazione dei salari e dei prezzi; a riportare gradualmente l‘inflazione su valori coerenti con la stabilità dei prezzi nel medio termine”.

“Contrastando il rialzo dell‘inflazione (con aumenti dei tassi di interesse) si difende il reddito disponibile delle famiglie”, ha stressato il governatore.

L‘aumento dei prezzi infatti erode il potere di acquisto, abbassa il valore reale della ricchezza finanziaria e contribuisce al rallentamento dei consumi e della crescita.

Secondo le valutazioni della Banca d‘Italia, “l‘accelerazione dei prezzi osservata dall‘estate del 2007 ha portato fino a oggi una minore crescita del reddito disponiile di oltre un punto percentuale, che sale a 3 se si tiene anche conto delle perdite di valore reale della ricchezza finanziaria; potrà ridurre i consumi di circa 2 punti entro il prossimo anno”.

Nel suo intervento di oggi Draghi non ha suggerito altre ricette oltre all‘aumento dei tassi per sostenere il potere d‘acquisto delle famiglie ma, in un‘audizione parlamentare sul Dpef della scorsa settimana, aveva raccomandato al governo la restituzione del fiscal drag e la riduzione del prelievo fiscale già prima del 2011.

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