3 giugno 2008 / 14:20 / 9 anni fa

Crisi finanza contagia economia, Italia senza strategia-rapporto

MILANO (Reuters) - La crisi finanziaria internazionale partita dai mutui subprime è la peggiore del secondo dopoguerra e l‘Italia soffre di una cronica difficoltà a collocarsi all‘interno della nuova geografica economica mondiale.

E’ la sintesi del XIII rapporto sull‘economia globale e l‘Italia, intitolato “La resa dei conti”, nato dalla collaborazione fra il Centro di Ricerca e Documentazione “Luigi Einaudi” e Lazard, che è stato presentato quest‘oggi alla stampa da Mario Deaglio, uno degli autori del documento.

Deaglio, professore di Economia internazionale a Torino, ha sottolineato che la crisi in atto è “di sistema” e “la cosa più onesta che le banche d‘affari possono dire è che non sanno” perché “le risposte non sono nei manuali d‘economia”.

Il rapporto afferma che “è in atto un ridisegno della geografia finanziaria ed economica mondiale” e a supporto evidenzia una serie di cambiamenti che riguardano, ha argomentato l‘economista, “il minor utilizzo del dollaro come moneta di riserva, la perdita di peso di Wall Street in termini di capitalizzazione, i cambiamenti nella classifica delle prime 25 società per capitalizzazione, il balzo dell‘export cinese di prodotti Ict”.

Preoccupa lo stato di salute dell‘economia Usa, ha proseguito, e ha illustrato le dinamiche attraverso cui la crisi finanziaria sta passando all‘economia reale. In particolare, Deaglio ha definito “una bomba atomica” l‘incremento del numero di persone che non salda i debiti contratti con le carte di credito, soffermandosi poi sul potenziale distruttivo dei credit default swap.

Secondo Deaglio, “il prossimo presidente Usa dovrà decidere cosa fare” per affrontare il problema dell‘indebitamento eccessivo delle famiglie, non escludendo “una sanatoria” che porti al fallimento di una serie di banche.

Per quanto riguarda l‘Italia, “il problema strutturale è che cresciamo meno della media europea”. Deaglio ritiene che il caso Alitalia e l‘emergenza rifiuti di Napoli siano emblematici della “difficoltà di mantenere una dimensione italiana nell‘economia mondiale” e “del serio pericolo del venir meno della solidarietà nazionale”.

La crisi di Alitalia, di cui l‘economista auspica “il fallimento”, in particolare è sintomatica dell‘incapacità di “individuare il nostro posto nel mondo, scegliere una strategia”, perché la nostra dimensione “richiederebbe due hub”, che, però, “non si possono avere”.

Deaglio ha definito giusti i primi provvedimenti fiscali del governo Berlusconi perché soffriamo di divari eccessivi nei redditi e fra Nord e Sud. Secondo l‘economista, però, ha ragione il governatore della Banca d‘Italia, Mario Draghi, quando lega la riduzione del peso fiscale al taglio delle spese, che comporta “una riduzione del personale” e “una riorganizzazione dei sevizi”.

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