September 3, 2019 / 10:50 AM / 2 months ago

Greggio, quotazioni in calo di oltre 1%, pesano guerra dazi Usa-Cina e aumento produzione

TOKYO/LONDRA (Reuters) - Negli scambi della tarda mattinata i derivati sul greggio lasciano sul terreno oltre 1%, depressi dal protrarsi del confronto tra Usa e Cina sui dazi e dall’aumento della produzione da parte dell’Opec e della Russia.

Una petroliera nel porto di Qingdao nella provincia di Shandong. REUTERS/Jason Lee

Poco dopo le 12 i futures sul greggio Usa scambiano in ribasso di 71 centesimi, o dell’1,45%, a 54,39 dollari il barile, mentre quelli sul Brent cedono 54 centesimi a 58,12 dollari il barile.

Questa settimana gli Usa hanno imposto dazi del 15% su una serie di beni di importazione cinese e Pechino ha risposto con dazi su 75 miliardi di importazioni dagli Usa, inasprendo la guerra dei dazi che domina i mercati da più di un anno ormai.

Donald Trump ha detto che Usa e Cina si incontreranno nuovamente per trattare entro la fine di settembre.

L’economia della Corea del Sud ha visto nel secondo trimestre un’espansione inferiore alle aspettative, a causa di un calo delle esportazioni legato alla disputa commerciale tra Usa e Cina.

“Il greggio faticherà a fare passi avanti questa settimana, vista l’assenza di progressi nelle trattative commerciali, i dati deboli provenienti dall’Asia e una possibile falla nei controlli Opec sulla produzione dell’Opec”, osserva Jeffrey Halley, senior market analyst di Oanda.

La produzione Opec è aumentata ad agosto per il primo mese quest’anno, in seguito all’incremento o dell’offerto da Iraq e Nigeria in contrasto con le limitazioni imposte dall’Arabia Saudita, primo produttore al mondo, e le perdite causate dalle sanzioni statunitensi contro l’Iran.

Secondo dati di ieri, la produzione di greggio in Russia è salita in agosto a 11,294 milioni di barili al giorno, superando la soglia promessa da Mosca nel patto di contenimento con gli altri produttori e toccando i massimi sin da marzo.

I dati Usa sulle scorte settimanali Api ed Eia sono rimandati di un giorno a mercoledì e giovedì, per via della chiusura dei mercati ieri.

“Quello che minaccia la prospettiva di crescita economica mondiale minaccia anche il petrolio, e solo un forte calo delle scorte Usa può ritardare la tendenza al ribasso”, spiega Greg McKenna, strategist presso McKenna Macro.

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