August 13, 2019 / 2:27 PM / 3 months ago

Fonti: Exxon considera uscita dal Mare del Nord dopo 50 anni

LONDRA (Reuters) - Exxon Mobil sta prendendo in considerazione l’abbandono delle attività nel Mare del Nord britannico dopo oltre 50 anni nella regione, per concentrarsi sulla produzione di petrolio di scisto negli Usa e su nuovi progetti.

Un aeroplano sorvola una stazione di servizio Exxon nella periferia di Chicago. REUTERS/Jim Young

Exxon, la più grande compagnia energetica al mondo quotata in borsa, ha avuto colloqui con diversi operatori del Mare del Nord nelle ultime settimane per valutare l’interesse per alcune o tutte le sue attività, che potrebbero valere fino 2 miliardi di dollari, secondo tre fonti del settore a conoscenza del dossier.

Exxon non ha rilasciato commenti.

Lasciare il Mare del Nord britannico significherebbe un importante ritiro dall’Europa per il gigante petrolifero con sede a Irving, in Texas, che ha già messo in vendita le sue attività offshore norvegesi.

Così facendo, Exxon seguirebbe l’esempio delle rivali statunitensi Chevron e ConocoPhillips che all’inizio di quest’anno hanno venduto la maggior parte delle loro operazioni nel Mare del Nord.

Le operazioni di Exxon sono prevalentemente gestite attraverso una joint venture controllata al 50% da Royal Dutch Shell, nota come Esso Exploration and Production UK e che comprende partecipazioni in quasi 40 giacimenti di petrolio e gas.

Shell non ha rilasciato dichiarazioni in merito.

Exxon produce circa 80.000 barili di petrolio e 441 milioni di piedi cubi di gas naturale al giorno nel Mare del Nord britannico, secondo i dati riportati sul suo sito web.

I potenziali acquirenti potrebbero includere grandi produttori del Mare del Nord sostenuti da private equity come Chrysaor o Neptune che negli ultimi anni hanno acquisito diverse attività da produttori storici.

Assegnare un valore alle attività petrolifere e del gas nel Mare del Nord è complicato perché molti giacimenti e infrastrutture si stanno avvicinando alla fine del loro ciclo vitale e richiedono lo smantellamento o la disattivazione, un processo costoso che può annullare i ricavi di anni di produzione.

Il Mare del Nord ha visto un rilancio della produzione negli ultimi anni, dovuto però alla scoperta di nuovi giacimenti e del miglioramento delle prestazioni degli operatori a seguito del crollo del prezzo del petrolio nel 2014.

La produzione nel bacino, tuttavia, dovrebbe diminuire nel prossimo decennio, secondo l’autorità britannica per il petrolio e il gas. 

Se le discussioni dirette con potenziali acquirenti non dovessero dare risultati, Exxon prenderà in considerazione di dare mandato a una banca esterna per portare a termine un processo di vendita formale, aggiungono due delle fonti.

Non è chiaro se una vendita di asset richiederebbe lo smantellamento della joint venture Esso.

Esso produce gas dal 1968 e petrolio dal 1976, anche dal settore del Brent, sinonimo di benchmark globale del greggio che ora è in fase di disattivazione.

Il punto focale delle operazioni di Exxon negli ultimi anni si è rivolto agli Stati Uniti, dove sta rapidamente aumentando la produzione di petrolio nel bacino Permiano e in Guyana, dove sta sviluppando enormi giacimenti ancora inesplorati.

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