July 23, 2019 / 6:03 AM / 4 months ago

Eni Nigeria, ex manager dichiara di aver ritrattato in cambio riassunzione

MILANO (Reuters) - L’ex manager Eni Vincenzo Armanna, fra gli imputati del processo in corso a Milano sulle presunte tangenti pagate dal gruppo italiano e da Shell per lo sfruttamento di un giacimento petrolifero in Nigeria nel 2011, ha dichiarato oggi in aula di aver ritrattato le sue accuse all’AD Claudio Descalzi nel 2016 perché gli venne offerto in cambio di essere riassunto in azienda.

Claudio Descalzi, amministratore delegato della compagnia energetica Eni, si prepara ad incontrare il presidente cipriota Nicos Anastasiades a Nicosia. REUTERS/Yiannis Kourtoglou

Armanna, al termine della seconda udienza del suo interrogatorio, ha quindi confermato al Tribunale quanto anticipato dal pm Fabio De Pasquale nell’udienza precedente dopo che la procura aveva depositato due verbali di interrogatorio e una memoria di un testimone e di due indagati dell’inchiesta in corso sul presunto depistaggio del procedimento, che raccontavano l’episodio del tentativo di condizionare l’ex manager.

Armanna, che era stato licenziato nel 2013 in relazione a contestazioni sui rimborsi spese ma — ha ricordato oggi — con una buonuscita di 400.000 euro, ha dichiarato di aver incontrato nel maggio 2016 a Roma il manager Eni Claudio Granata, all’epoca responsabile del personale della sua divisione.

“Granata, per conto di Descalzi, mi ha chiesto se potevo fare una memoria in cui eliminavo la corruzione in relazione a Descalzi stesso - ha dichiarato in aula - Granata mi ha dato un foglio di carta con su scritti alcuni punti della memoria. E io li copiai. Quindi la memoria in parte l’ho scritta io e in parte, in particolare ai punti F1, F2 e F3, l’ho trascritta. Questa memoria la depositai in procura a Milano il 26 maggio 2016”.

Alla domanda del pm su come fosse stato convinto, Armanna ha risposto: “Mi fu offerto in cambio il rientro in Eni, nel frattempo sarei andato a lavorare a Dubai”.

La memoria ritrattava in sostanza sia le sue dichiarazioni spontanee alla procura nel 2014, sia i tre interrogatori resi ad aprile 2016.

“Ma come mai oggi dice queste cose?”, ha chiesto ancora il procuratore aggiunto De Pasquale.

“Il mio nuovo avvocato mi ha detto che sarebbe stato un suicidio processuale [insistere con la ritrattazione]”, ha risposto l’ex manager Eni.

ENI: GIA’ QUERELATO ARMANNA PER DIFFAMAZIONE

Eni in una nota, dopo aver precisato riguardo alla ricostruzione offerta da Armanna sulla presunta corruzione in Nigeria “di essere assolutamente estranea a qualunque schema, accordo o azione volta a favorire la corruzione di pubblici ufficiali in Nigeria”, smentisce l’episodio delle pressioni per convincere l’ex manager a ritrattare.

Granata, dice Eni nel comunicato, “ha già confermato in passato di non aver mai più visto Vincenzo Armanna da quando, per conto di Eni, lo licenziò nel 2013 per gravi violazioni di procedure aziendali e tentata truffa all’azienda, non ha mai chiesto all’avvocato Piero Amara alcun intervento nei confronti di Vincenzo Armanna. Inoltre, nessuno ha mai proposto a Vincenzo Armanna di rientrare in Eni, men che meno in cambio di eventuali ammorbidimenti di dichiarazioni”.

“Infine — prosegue la nota — Claudio Granata non ha mai partecipato ad alcun incontro con Amara e Armanna... e non ha mai contribuito alla stesura di email successivamente utilizzate da Vincenzo Armanna per finalità collegate al procedimento Opl 245”.

“Eni ricorda che l’AD, Claudio Descalzi, e il Chief Services & Stakeholder Relations Officer della società, Claudio Granata, hanno già denunciato recentemente a vario titolo presso la Procura di Milano Vincenzo Armanna (diffamazione) e Piero Amara (calunnia)”.

IL PROCESSO SU OPL 245

Il procedimento in corso a Milano vede imputate le società Eni e Shell e altre 13 persone fra le quali l’AD Eni Descalzi (nella sua veste, all’epoca dei fatti, di direttore generale della divisione Exploration e Production), l’ex AD Paolo Scaroni e l’ex direttore esecutivo per esplorazione e produzione di Shell, Malcolm Brinded.

L’accusa ipotizza il pagamento di tangenti per 1,092 miliardi su complessivi 1,3 miliardi di dollari versati nel 2011 da Eni e Shell su un conto del governo nigeriano per l’acquisto della licenza per l’esplorazione del campo petrolifero Opl-245. Il periodo dei fatti contestati va dall’autunno 2009 al 2 maggio 2014.

Tutti gli imputati hanno sempre respinto le accuse, sottolineando che il prezzo dell’acquisto fu versato su un conto ufficiale del governo di Lagos e che il successivo trasferimento di gran parte del denaro su altri conti, in particolare su quello della società Malabu (che la procura indica appartenere all’ex ministro del Petrolio Dan Etete), era al di fuori della sfera d’influenza delle società acquirenti.

(Emilio Parodi)

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