July 10, 2019 / 12:43 PM / 4 months ago

Fed, audizione Powell sarà incentrata su effetti scontro dazi su politica monetaria

(Reuters) - Nel corso dei suoi 105 anni di storia, Federal Reserve ha modificato la propria politica monetaria in seguito a crac immobiliari, guerre, bolle finanziarie e fiuto di politica monetaria su come sarebbe andata l’economia.

Il presidente della Federal Reserve Jerome Powell. REUTERS/Kevin Lamarque

Questa volta, però, l’istituto centrale Usa sta costruendo le basi per la prima mossa guidata dai tweet del presidente Donald Trump, che il 30 maggio ha minacciato nuovi dazi sul Messico qualora non avesse accettato di limitare il flusso di migranti lungo il confine con gli Usa.

La congiuntura della prima economia modiale non ha risentito nell’immediato della presa di posizione della Casa Bianca, ma i ‘cinguettii’ del presidente hanno trasformato la politica sui dazi da fenomeno marginale — secondo la banca centrale — a problema centrale.

I mercati sono spaventati e questo, tenendo conto dei rischi in prospettiva per l’economia globale, sembra portare Fed ad annunciare a fine mese un taglio dei tassi di almeno 25 punti base. Attesa oggi alle 16 la testimonianza semestrale del presidente Jerome Powell al Congresso.

“La Fed non ha mai deluso un mercato che ha attese così forti” si legge in una recente analisi del chief economist per le Americhe di Natixis, Joseph Lavorgna. “Sarebbe un fatto senza precedenti se la Fed non tagliasse”.

La prima tornata di dazi Usa applicata ad alcuni partner — in particolare Pechino — era stata liquidata come una questione di scarsa importanza macroeconomica, con la banca centrale che ancora a inizio maggio anticipava tassi invariati in un range tra 2,25% e 2,50% per il resto dell’anno.

La stretta sui dazi cinesi annunciata sempre in maggio, insieme alla crescente sensazione che le due maggiori economie mondiali avrebbero potuto non raggiungere un accordo, si è sommata alla minaccia sul Messico dando l’idea che la politica protezionista e l’incremento dei dazi non sarebbero stati un fenomeno transitorio, anche a discapito della crescita e degli investimenti.

Un taglio dei tassi il 31 luglio prossimo non è però del tutto deciso. Una mossa espansiva in questo momento sarebbe però simile a quanto successo a metà degli anni 90, quando la banca centrale optò per un approccio graduale volto al rilancio della crescita anziché confrontarsi con l’imminente recessione imminente.

“Non c’è bisogno di muoversi con urgenza,” diceva ieri il presidente della Fed di Filadelfia, Patrick Harker.

Nonostante la minaccia di dazi sulle merci messicane non si sia materializzata, nonostante Cina e Usa abbiano accettato di riprendere i negoziati per trovare un accordo commerciale, ciò ha “fatto poco per alleviare l’incertezza che, a detta della Fed, sta contribuendo a frenare il commercio a livello globale e nei piani di spesa interna”, si legge in una nota degli analisti Deutsche Bank dedicata alla prossima audizione del governatore.

“Prevediamo che Powell si attenga a una linea prudente” scrivono. Sul sito www.reuters.it le altre notizie Reuters in italiano. Le migliori notizie anche su www.twitter.com/reuters_italia

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