June 27, 2019 / 9:57 AM / 25 days ago

Greggio, prezzi in ribasso a 66 dollari in vista del G20 e riunione Opec

LONDRA (Reuters) - I prezzi del petrolio scivolano intorno ai 66 dollari il barile, sulla scia dei timori attorno a una possibile svolta nelle trattative commerciali tra Usa e Cina al G20 e timori di un’ampia offerta nonostante la prospettiva di continue riduzioni della produzione di petrolio da parte dell’Opec.

Un uomo guida una moto davati alla stazione di servizio Kobil a Nairobi. REUTERS/Thomas Mukoya

Trump ha lasciato aperta la porta alla possibilità che un accordo possa essere raggiunto durante il G20 del weekend in Giappone, ma ha detto che imporrà nuovi dazi alla Cina se non si raggiungerà un accordo commerciale con il leader cinese Xi Jinping.

“Un collasso delle trattative avrà un impatto negativo sia sul mercato finanziario sia sul petrolio, ma l’ondata di vendite di asset rischiosi dovrebbe avere vita breve”, ha detto Tamas Varga per PVM.

“Gli investitori che sperano in un rialzo del petrolio dovrebbero aspettare almeno fino alla metà della prossima settimana, prima di accelerare le vendite”.

Poco dopo le 11,30 i futures sul Brent, l’indice di riferimento globale, scambiano in ribasso di 49 centesimi a 66 dollari il barile. I futures sul greggio Usa perdono 39 centesimi a 58,99 dollari.

I prezzi del petrolio hanno guadagnato oltre 2% ieri dopo che gli ultimi dati sulle scorte settimanali di greggio hanno mostrato un calo al di sopra delle aspettative. Le scorte sono crollate di 12,8 milioni di barili, ben oltre il calo di 2,5 milioni di barili previsto dagli analisti.

Tuttavia, l’offerta rimane sufficiente per il maggior consumatore di petrolio al mondo.

“Le scorte Usa di greggio rimangono ben al di sopra della media degli ultimi 5 anni, indicando un mercato ben fornito”, dice Carsten Menke per la banca svizzera Julius Baer. “La domanda appare ancora debole, mentre lo stato dell’offerta rimane fragile”.

Gli operatori si dichiarano incerti rispetto all’esito del G20 — che potrebbe condurre a una previsione della domanda più forte — ed esprimono dubbi riguardanti le continue riduzioni alla produzione imposte dall’Opec e dai suoi alleati.

“Sarebbe poco saggio non prepararsi a un possibile scenario in cui le trattative dovessero degenerare in disaccordi commerciali”, osserva Lukman Otunuga, research analyst per FXTM.

“Un simile esito farebbe tremare i mercati finanziari, sulla scia di timori riguardanti una crescita economica in rallentamento e un’avversione al rischio alimentata dalle tensioni commerciali”.

Dopo il summit del G20, l’Opec+ si riunirà lunedì e martedì per discutere l’estesione dei tagli alla produzione per sostenere i prezzi.

L’impressione è che il gruppo mantenga lo stesso livello di tagli all’offerta anche nella seconda metà del 2019, per quanto un esito diverso non sia da escludere.

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