June 21, 2019 / 11:01 AM / a month ago

Cdp, fonti: punta a sbloccare impasse su rete a banda larga

MILANO/ROMA (Reuters) - La Cassa depositi e prestiti (Cdp) sta lavorando a un’operazione di integrazione nel settore delle telecomunicazioni per sbloccare lo stallo sul piano del governo di creare una rete unica a banda ultra larga, secondo quanto hanno spiegato alcune fonti. Cdp, che ha attivi per 425 miliardi, è un importante azionista dei due attori principali del settore, avendo quasi il 10% di Telecom Italia (Tim) e il 50% della rivale Open Fiber. Tim e Open Fiber, il cui restante 50% è controllato da Enel, stanno realizzando in Italia due distinte reti in fibra, facendo crescere tra gli esperti timori di duplicazione e dispersione degli investimenti proprio mentre l’Italia ha bisogno di colmare rapidamente il suo ritardo nel digitale. Finora visioni diverse tra i principali azionisti Tim su quali strategie seguire per la banda larga hanno impedito di arrivare a una integrazione delle due reti concorrenti, spingendo Cdp a tentare di sbloccare l’impasse, hanno spiegato fonti che sono vicine a questo dossier. “Cdp vuole condurre le danze per arrivare alla creazione di una rete unica”, ha detto una delle fonti. La Cassa, controllata all’83% circa dal Tesoro, punterebbe a orchestrare un’integrazione delle reti da cui risulterebbe primo azionista di Tim. Questo le darebbe il potere di sbloccare la partita della rete dopo mesi di contrapposizioni tra Vivendi e l’altro grande azionista di Telecom, il fondo Usa Elliott. Cdp si è posizionata al centro dei giochi fin da quando è salita al 10% di Tim e nelle ultime settimane ha avviato contatti con alti dirigenti di Tim e Vivendi, dicono le fonti. Questa strategia sta producendo risultati. Ieri Tim, Enel e Cdp hanno annunciato un accordo di confidenzialità per verificare la fattibilità di forme di integrazione delle due reti.

Non ci sono ancora soluzioni finali, ma tutte le ipotesi sul tavolo prevedono una fusione tra le reti Tim e Open Fiber basata su uno scambio azionario che porterebbe la quota di Cdp in Tim a salire al pari o sopra quella di Vivendi, che attualmente ha il 23,9%, dicono le fonti.

Questo darebbe a Cdp un ruolo decisivo sulle strategie di Tim, consentendo una accelerazione del piano del governo per la realizzazione di una unica rete a banda larga per il paese.Enel, Cdp, Vivendi e Tim non hanno commentato. INVESTITORI PER BANDA LARGA CERCASI Secondo la principale delle opzioni esaminate, Tim comprerebbe il 50% di Open Fiber in mano a Cdp, pagando la quota con nuove azioni, dicono le fonti. Enel, che è pure controllata dallo Stato con una quota del 23,6% in mano al Tesoro, secondo questo scenario venderebbe la sua quota di Open Fiber a investitori istituzionali. “L’idea è che Enel monetizzi la sua partecipazione offrendola a investitori a lungo termine. Non è il core business dell’Enel certamente, ma poi tutto dipende dal prezzo”, ha detto un banchiere che sta seguendo questo dossier. A quel punto, comunque, Tim concentrerebbe sotto di sé la quasi totalità della rete fissa a banda larga in Italia, cosa che potrebbe essere difficilmente digerita dalle autorità antitrust. Per questo il piano prevede un ulteriore passaggio con l’ingresso di investitori privati per diluire la presenza di Tim, dicono le fonti. I dettagli devono ancora essere elaborati ma alla fine le attività delle due reti potrebbero essere messe sotto un unico tetto fuori di Tim, magari sotto la stessa Open Fiber, con Tim che avrebbe una quota di minoranza. E’ troppo presto, secondo le fonti, per dire quanto capitale privato servirebbe per arrivare a questo risultato, dipenderà dalle valutazioni. Analisti che seguono il settore hanno calcolato un ampio range di valutazioni delle due reti, riflettendo diverse ipotesi di sviluppo. Valutano la rete fissa di Tim, fibra e rame, a 10-15 miliardi di euro e quella di Open Fiber, solo fibra, a 2-8 miliardi. COLMARE GAP DIGITALE Il primo risultato del lavoro di Cdp potrebbe arrivare all’inizio della prossima settimana quando, secondo Il Sole 24 Ore, l’AD di Tim Luigi Gubitosi cercherà di avere dal board un mandato per avviare le trattative con Open Fiber. Enel ha il diritto di prelazione sulla quota di Cdp in Open Fiber e potrebbe far deragliare il piano esercitando questa facoltà. In realtà Enel asseconderà il piano di Roma, ha detto una delle fonti. “(L’AD di Enel Francesco) Starace ha incontri regolari con Cdp ma chiaramente aspetta che si muova prima Tim prima di prendere qualsiasi decisione” ha aggiunto la fonte. Elliott e Vivendi, dopo mesi di battaglie per il controllo del consiglio, recentemente si sono incontrati per cercare di dirimere le loro questioni sulla governance, ha detto una fonte che segue il dossier. Il governo ha comunque l’opzione di sostituire il numero uno di Enel Starace all’inizio del prossimo anno quando la carica va in scadenza. Gli analisti dicono che solo una rete neutrale, in cui Tim non avrebbe incentivi a limitare la competizione, ha la migliore chance di portare i contenuti e il prezzo necessario a far decollare il digitale in Italia.

Nel 2017 l’Italia ha avuto il più basso utilizzo di Internet nell’Europa occidentale, assieme alla Grecia. “Il numero di persone in Italia interessate ai servizi a banda larga non è alto e quindi molto dipende dal prezzo. Una singola rete potrebbe spingere i prezzi al rialzo e quindi è importante il ruolo del regolatore”, ha detto Michele Polo, esperto di antitrust e regolamentazione alla Università Bocconi di Milano. “Il rischio che Tim usi la sua posizione dominate è lì”, ha aggiunto. Un altro esperto della Bocconi, Carlo Alberto Cardinale Maffè della SDA Bocconi School of Management, ha detto che se il piano fosse quello di ri-nazionalizzare Tim, lasciandole di fatto il controllo della rete nazionale, la cosa non funzionerebbe. “Non credo sia nell’interesse di Cdp. Porterebbe Tim indietro di 20 anni e sarebbe un fallimento. I regolatori in Italia e in Europa non lo permetterebbero mai”, ha osservato Maffè.

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