January 31, 2019 / 10:14 AM / 9 months ago

Italia chiude 2018 in recessione, spettro stagnazione in 2019

MILANO/ROMA (Reuters) - L’economia italiana è tornata in recessione nell’ultima parte del 2018, con una caduta peggiore delle attese nel quarto trimestre, che getta un’ombra sulle già deboli prospettive per l’anno appena iniziato e aumenta i rischi di stagnazione, con conseguenti ricadute negative sui conti pubblici.

Nella fabbrica Fiamm di Avezzano, il 28 novembre 2014. REUTERS/Alessandro Bianchi

I numeri provvisori del Pil del quarto trimestre diffusi stamane da Istat, la cui dinamica negativa era stata anticipata ieri dal premier Giuseppe Conte, certificano una contrazione di 0,2% nel periodo ottobre-dicembre dopo la caduta di 0,1% osservata nel mese precedente, la prima dopo quattordici trimestri consecutivi di espansione.

La mediana delle attese degli economisti proiettava per l’ultimo scorcio del 2018 una flessione del Pil di 0,1%. Si parla di recessione tecnica quando il Pil segna una contrazione congiunturale per due trimestri di seguito.

Su base annua, nel quarto trimestre il Pil ha segnato una crescita di 0,1%, in rallentamento da 0,6% dei tre mesi precedenti. Per trovare valori inferiori di crescita, sia congiunturale che tendenziale, bisogna risalire al 2013.

FRENO DA DOMANDA INTERNA

A determinare la gelata dell’economia, dal lato della domanda, stando alle indicazioni fornite da Istat, è stato il contributo negativo della componente nazionale, mentre la domanda estera netta ha offerto un apporto positivo.

“Questo, a mio avviso, sta a significare che i fattori esterni, come la debolezza del commercio internazionale, hanno sicuramente avuto un impatto, ma la recessione è causata essenzialmente da fattori interni”, commenta Nicola Nobile, economista di Oxford Economics.

Nell’ultima parte dell’anno, il duro confronto tra il governo e Bruxelles sulla manovra di bilancio, conclusosi a ridosso di Natale con il contenimento del target deficit/Pil a 2% da 2,4% delle indicazioni iniziali, ha determinato una forte volatilità sui mercati finanziari e una netta risalita dei rendimenti e dei premi di rischio sui titoli di Stato italiani, poi solo parzialmente rientrata.

“L’aumento dello spread ha pesato su consumi e soprattutto sugli investimenti. Di questi ultimi mi aspetto un nuovo calo, per il secondo trimestre consecutivo”, prosegue Nobile.

Altro punto dolente, segnalato da Istat, la debolezza dell’industria, mentre i servizi hanno dato un contributo nullo.

RISCHIO CRESCITA POCO OLTRE ZERO IN 2019

A parere dei principali previsori privati e istituzionali, non sembrano esserci le premesse perchè l’Italia possa replicare quest’anno una crescita media del Pil di 1% registrata nel 2018, target inserito dal governo nella legge di bilancio che oggi il leader M5S e vicepremier Luigi Di Maio ha confermato.

Ma con una variazione acquisita del Pil di -0,2% nel 2019, anche le previsioni di Bankitalia e Fondo monetario internazionale, che proiettano un’espansione di 0,6%, rischiano di peccare di ottimismo.

“Il 2018 è il primo anno dal 2012 che lascia un’eredità negativa ai 12 mesi successivi. Ciò significa che occorrerebbe una accelerazione molto forte nel corso dell’anno per raggiungere la nostra più recente stima, rivista al ribasso a 0,6%”, si legge in una nota di Paolo Mameli, economista di Intesa Sanpaolo.

“L’Italia si mantiene su una fase di leggero declino e anche nell’ipotesi di una ripresa in corso d’anno nel 2019 si arriverà a zero o a +0,1%”, commenta Fedele De Novellis, economista di Ref.

Secondo Fabio Fois, economista di Barclays, la congiuntura resterà ferma nel primo trimestre, ritornando ad una debole crescita nei trimestri successivi, “per arrivare ad una media d’anno di 0,2%, rivista al ribasso rispetto alla stima precedente di 0,4% per effetto dell’eredita statistica negativa”.

FATTORI ESTERNI

Il premier Conte, commentando i dati, ha imputato la battuta d’arresto dell’economia italiana a fattori esogeni e transitori, legati alle ricadute della guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina.

Sulla stessa linea il ministro dell’Economia Giovanni Tria, che sottolinea come il recupero di fiducia dei mercati finanziari nel debito italiano non sia stato intaccatio dai dati, “ampiamenti attesi”

Ma se è vero che l’indebolimento del ciclo economico interessa l’intera zona euro, Roma si conferma strutturalmente più fragile.

Nel quarto trimestre, il Pil del blocco della valuta unica ha mostrato un’espansione congiunturale di 0,2%.

L’economia francese, nonostante le proteste dei gilet gialli, è cresciuta di 0,3%, mantenendo lo stesso ritmo osservato nel trimestre precedente.

Quella tedesca, in attesa dei numeri ufficiali in arrivo a febbraio, dopo il calo di 0,2% nel terzo trimestre, stando alle anticipazioni dell’istituto nazionale di statistica DeStatis, dovrebbe aver scampato l’ingresso in recessione nel quarto trimestre.

GOVERNO PUNTA A RILANCIO IN SEM2, ANALISTI SCETTICI

Tornando all’Italia, il governo nato a fine maggio dall’accordo tra Lega e Movimento Cinque Stelle ora punta tutto nelle misure espansive contenute nelle legge di bilancio, tra cui l’introduzione di un sussidio per il reinserimento nel mondo del lavoro per le fasce più deboli della popolazione e di finestre per il pensionamento anticipato, abbinata al taglio delle tasse per i titolari di piccole imprese.

La portata degli interventi è stata però ridimensionata rispetto agli obiettivi iniziali nell’accordo di tregua sul deficit siglato con Bruxelles a ridosso di Natale, che ha permesso di evitare l’apertura di una procedura d’infrazione per mancato rispetto della disciplina europea sui conti pubblici.

Un aspetto per cui Roma resta osservata speciale da parte di Bruxelles e degli investitori, alla luce di un debito che supera il 130% del Pil.

Conte ha oggi ribadito che nella seconda metà dell’anno il dispiegarsi delle misure contenute nella manovra darà sostegno all’economia [nL5N1ZV46F] mentre Di Maio ha ripetuto che le elezioni europee di maggio cambieranno il clima e consentiranno all’Italia di avere più spazio nelle politiche di bilancio [nL5N1ZV3KF].

Intanto però gli analisti restano scettici. “La clausola di salvaguardia di oltre 20 miliardi inserita in manovra per evitare l’aumento dell’Iva nel 2020 è una zavorra che peserà già quest’anno. C’è il rischio che nella seconda parte dell’anno le famiglie tengano conto nelle loro scelte di consumo dell’arrivo di una possibile politica restrittiva”, avverte De Novellis.

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