November 7, 2018 / 2:44 PM / 2 months ago

Lusso crescerà del 3% annuo al 2021, +7,5% il segmento premium, dice EY

Il logo EY a Zurigo REUTERS/Arnd Wiegmann

MILANO (Reuters) - Il settore del lusso nel mondo crescerà in media del 3% l’anno nel prossimo triennio, mentre più decisa, tra il 7% e l’8%, sarà la spinta del segmento premium ed entry-to-luxury, che ha una fascia di prezzo più accessibile.

E’ la stima di EY che ha presentato oggi il suo “Luxury and cosmetics financial factbook” da cui emerge una radicalizzazione di trend già individuati nell’edizione dello scorso anno, quando si prevedeva per l’alto di gamma una crescita del 3,6% e per la fascia intermedia del 6%.

Se il lusso sarà trainato dalla categoria scarpe (+10% la crescita media annua stimata contro il +5% dell’abbigliamento), il segmento premium sarà spinto dalle varie tipologie di prodotto in modo abbastanza uniforme, con un picco in particolare per borse e accessori (+9%).

In un settore che rallenta la sua corsa, emerge come di consueto una sempre maggiore polarizzazione tra marchi vincenti e perdenti.

La chiave, hanno sottolineato i partner di EY Federico Bonelli e Roberto Bonacina, non sono più solo l’alta qualità, la forte tradizione e una buona rete retail. A fare la differenza è quella che EY ha chiamato “sexiness”, cioè la capacità di rendere i propri prodotti fortemente attrattivi e intriganti, spesso - ma non necessariamente - nel senso di non convenzionali e provocanti.

Ne discende la necessità di una comunicazione che sempre più coinvolga il consumatore attraverso i social media e gli influencer che hanno un tasso di influenza sugli acquisti del 35%/40%, secondo le stime EY; se si aggiunge il passaparola si arriva al 65%. Dati sostanzialmente stabili negli ultimi anni che sottolineano il ruolo ormai piuttosto contenuto dei media tradizionali.

Se l’online influenza più della metà degli acquisti, è vero anche che l’e-commerce in sé sta crescendo meno delle previsioni, in particolare nel lusso, e potrebbe essere arrivato a un punto di stabilità perché la necessità di fare esperienza del prodotto e quindi dei negozi fisici - se accattivanti e innovativi - non sembra sopprimibile.

Quanto all’attività M&A, le operazioni nel 2017 sono salite del 20% a 140 (circa la metà per opera di private equity); nel primo semestre di quest’anno sono solo 44.

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