November 6, 2018 / 11:47 AM / 12 days ago

ANALISI - Quota 100, picco uscite in 2019, poi pochi oneri in più

MILANO (Reuters) - La gran parte dei cittadini che andrà in pensione grazie all’introduzione di quota 100 lo potrà fare nel 2019, mentre dal 2020 il costo aggiuntivo per il bilancio dello Stato sarà minimo.

ll premier Giuseppe Conte Sergei Chirikov/Pool via REUTERS

Il prossimo anno circa 420.000 italiani riusciranno a sommare alla nuova soglia anagrafica di 62 anni almeno 38 anni di contributi pensionistici e potranno andare in pensione con le nuove regole. Ma negli anni successivi, calcola una fonte che ha avuto accesso a dati riservati dell’Inps, la platea aggiuntiva dei potenziali nuovi pensionati ‘quota 100’ sarà di 20.000-30.000 persone l’anno, il 5-7% di quanti usciti il primo anno.

Nel 2019 infatti l’accesso alla pensione, oltre a chi soddisfa la condizione 62+38, si aprirà a tutti i cittadini con un’età tra i 63 e i 66 anni e contributi tra i 38 e i 42 anni, in totale 21 possibili differenti profili. Nel 2020 si aggiungerà un solo profilo, quello dei neo-62enni con almeno

38 anni di contributi.

Il governo Conte definirà i dettagli della nuova norma previdenziale in un disegno di legge ancora tutto da scrivere, ma l’evidenza di queste proiezioni spiega perché abbia stanziato risorse simili nel 2019 (6,75 miliardi), nel 2020 e nel 2021 (7 miliardi ogni anno) per finanziare questa riforma.

L’impatto scaricato in gran parte sul primo anno rende poco significativo anche chiedersi se questa quota 100 sia una misura una tantum, come ipotizzato da Moody’s, o strutturale, come sostiene il governo, essendo poco rilevante la differenza nell’impatto sui conti pubblici.

INCOGNITE

In questo quadro non mancano comunque le incognite.

Quanti dei potenziali 420.000 cittadini andranno davvero in pensione?

La convenienza sarà un fattore importante. Il governo ha assicurato che il calcolo della pensione con questo nuovo metodo non avrà penalizzazioni, ma ci saranno comunque due fattori di potenziale scoraggiamento.

Ci sarà il divieto di cumulo oltre una cifra limitata e l’assegno della pensione sarà più leggero perché costruito con un minor numero di anni di contributi.

Questa penalizzazione potrebbe essere pesante soprattutto per i lavoratori che ancora godono del sistema retributivo e che sono la maggior parte della platea 2019, perché verrebbero probabilmente a mancare loro gli anni di maggiore remunerazione.

Potrebbe poi esserci chi rinuncia ad andare in pensione nel 2019, pur avendo raggiunto quota 100, per farlo poi dal 2020 o dal 2021: al risparmio per lo Stato nel 2019 seguirebbe un maggior onere, comunque nei livelli previsti, negli anni seguenti.

Altro elemento di incertezza riguarda i cosiddetti ‘silenti’, i cittadini che da anni non versano contributi all’Inps e quindi non rientrano più nei conteggi dell’istituto. Si tratta di un segmento di persone che hanno iniziato a lavorare presto, maturando i 38 anni di contributi, ma che negli ultimi anni sono usciti dal mercato del lavoro e non versano contributi volontari.

Le stime numeriche su questo segmento sono ancora più difficili, ma è comunque un ulteriore elemento con cui il governo, quando definirà il disegno di legge, dovrà fare i conti.

Sul sito www.reuters.it altre notizie Reuters in italiano. Le top news anche su www.twitter.com/reuters_italia      

0 : 0
  • narrow-browser-and-phone
  • medium-browser-and-portrait-tablet
  • landscape-tablet
  • medium-wide-browser
  • wide-browser-and-larger
  • medium-browser-and-landscape-tablet
  • medium-wide-browser-and-larger
  • above-phone
  • portrait-tablet-and-above
  • above-portrait-tablet
  • landscape-tablet-and-above
  • landscape-tablet-and-medium-wide-browser
  • portrait-tablet-and-below
  • landscape-tablet-and-below