October 29, 2018 / 8:51 AM / 22 days ago

S&P conferma rating Italia, abbassa outlook a negativo: i commenti degli analisti

MILANO (Reuters) - Venerdì sera, dopo la chiusura di Wall Street, Standard & Poor’s ha confermato il rating sovrano dell’Italia a ‘BBB’ ma ha abbassato l’outlook a negativo da stabile.

Un trader a lavoro. REUTERS/Brendan McDermid

Il giudizio dell’agenzia, che ha sottolineato come la manovra del governo pesi sulle prospettive di crescita e di debito, rimane quindi due gradini sopra il livello di ‘junk’.

Esattamente una settimana prima, venerdì 19 ottobre sempre in serata, sul rating sovrano italiano è intervenuta Moody’s, che ha bocciato la propria valutazione da ‘Baa2’ a ‘Baa3 portando l’outlook da negativo a stabile.

Di seguito il commento di alcuni analisti.

Nota UniCredit Research

“La decisione di S&P di rivedere l’outlook sull’Italia a negativo ma di lasciare il rating invariato rappresenta un fattore importante che dovrebbe aiutare a sostenere il sentiment di mercato verso l’Italia. I rischi di una pressione negativa dei rating sono stati fonte di preoccupazione nelle ultime settimane in quanto avrebbero potuto portare a un aumento delle vendite da parte degli investitori vincolati ai rating. Il rischio, accantonato per il momento, dovrebbe essere prezzato fuori dagli spread dei Btp. Considerando che lo spread Btp-Bund sul tratto decennale trattava a una media di 307 pb nella settimana appena prima della revisione di Moody’s, aver rimosso la possibilità di dure azioni sul rating dovrebbe portare a un restringimento degli spread (abbiamo segnalato il range 250-280 pb nella nostra pubblicazione Macro and Markets del 19 ottobre). Tuttavia, due fattori potrebbero essere di intralcio nel breve termine. Uno è che di recente, il tono del dibattito tra il governo italiano e la Ue si è intensificato, fornendo agli investitori un’altra fonte di preoccupazione e creando venti contrari a un restringimento dello spread Btp-Bund. Una seconda questione è che l’appetito per il rischio si è deteriorato nell’ultima settimana e questo rappresenta un’altra fonte di vento contrario per i Btp”.

ALESSANDRO TENTORI, Axa

“Era bene o male tutto atteso, sia la decisione di S&P, sia quella di Moody’s: non ci sono state grosse novità. I problemi veri sorgerebbero solo in caso di declassamento a livello junk, che porterebbe a prendere in considerazione uno haircut, e comporterebbe rischi per l’utilizzo dei Btp come collateral.

Chiaramente non fa piacere vedere un paese declassato, ma dal punto di vista economico-finanziario è stato tutto già assorbito dal mercato.

Per gli operatori il giudizio delle agenzie di rating è solo uno dei tanti input che prendono in considerazione. Rimangono però le tematiche di lungo periodo, cioè principalmente i livelli di crescita estremamente bassi”.

NICOLA NOBILE, Oxford Economics

“La decisione era abbastanza attesa, oggi i mercati probabilmente non reagiranno troppo. Il punto di domanda è quanto questa situazione possa durare, quanto il governo possa reggere con lo spread a questi livelli.

Se lo spread resterà costante senza grandi movimenti sui mercati il governo riuscirà ad andare avanti con la manovra. Se lo spread dovesse salire a 400 e se i rendimenti dei Btp dovessero raggiungere livelli greci ci saranno maggiori pressioni per cambiare qualcosa.

A quel punto sarà difficile per la maggioranza giustificare il cambiamento agli elettori e probabilmente si perderà il supporto elettorale. Se la situazione peggiorasse, il governo sarà costretto a cambiare qualcosa. Se i partiti di maggioranza si accorgessero di non avere più supporto, si rischierebbe una crisi politica”.

FILIPPO MORMANDO, Mps Capital Services

“Venerdì eravamo arrivati a un punto in cui il mercato stava prezzando un 50% di possibilità che S&P abbassasse l’outlook lasciando il rating invariato, come in effetti ha fatto, e un 50% di chi invece era più pessimista e si aspettava un declassamento senza passare per un peggioramento dell’outlook.

Motivo per cui oggi ci troviamo ad avere questo rimbalzo sui futures, così come se avessimo visto un abbassamento del rating avremmo visto un’apertura in gap-down.

Contribuisce anche sicuramente la sensazione che nella compagine di governo ci sia una maggiore consapevolezza dei rischi che si stanno correndo per la vicenda dello spread, collegata anche alle banche.

Adesso abbiamo adesso superato l’ondata di rating, i prossimi giorni saranno dedicati prima all’appuntamento delle elezioni americane, poi inizieranno i veri giorni caldi di dialettica con l’Europa sulla legge finanziaria”.

FUSCO FEMIANO, Market Analyst di eToro

“La decisione di Standard & Poor’s conferma lo scenario più verosimile ed è in linea con quello di Moody’s. Preoccupa la strategia dell’Italia di ricorrere a politiche di extra-deficit così come è preoccupante la traiettoria del debito pubblico, anche per l’impatto che sta avendo sulla capitalizzazione delle banche italiane, che detengono circa 380 miliardi di Btp.

Gli istituti finanziari italiani stanno ritardando la pianificazione delle prossime emissioni obbligazionarie, previste per circa 80 miliardi nel triennio 2019-2021 per via del crescente costo del funding associato al rischio paese.

Sono allarmanti, infine, i segnali di rallentamento delle principali economie globali: il rischio è che nei prossimi sei mesi il ciclo economico possa iniziare una fase di correzione e, se così fosse, le previsioni italiane di crescita pari all’1,5%, già superiori alla media negli ultimi dieci anni, si rivelerebbero non più sostenibili”.

(Lisa Di Giuseppe, Sabina Suzzi)

((Redazione Milano, reutersitaly@thomsonreuters.com, +39 02 66129549, Reuters Messaging: sabina.suzzi.thomsonreuters.com@reuters.net))

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