October 9, 2018 / 4:35 PM / a month ago

ANALISI - Italia con rating 'junk' difficile da immaginare, secondo i fondi

LONDRA (Reuters) - Per il rating sovrano dell’Italia la tempistica difficilmente potrebbe essere peggiore: lo stallo sulla manovra con Bruxelles sta portando lo spread a nuovi massimi, poco prima della valutazione da parte di due agenzie di rating, chiamate a decidere se tagliare a un notch dal livello ‘junk’.

Un trader alla borsa di Francoforte, il 6 aprile 2018. REUTERS/Ralph Orlowski

Ma mentre i mercati si muovono su prezzi legati all’eventualità che il più grosso mercato dei bond sovrani della zona euro possa perdere il suo investment grade, i principali investitori ritengono che i fattori politici e il rischio di contagio lo rendano quasi inconcepibile.

Ci si aspetta che Moody’s e S&P Global, che hanno un rating sull’Italia due notch sopra il ‘junk’, abbassino la loro valutazione a fine ottobre, visto che il nuovo governo è in rotta di collisione con le autorità Ue per via della manovra.

Un gradino più basso e l’Italia scenderebbe sotto l’investment grade per la prima volta, una mossa che costerebbe potenzialmente centinaia di miliardi di euro di investimenti perduti sui bond.

Il dilemma per gli investitori finanziari è come valutare con precisione il rischio di un debito sovrano in territorio junk.

Alcuni pensano che l’attuale spread italiano — che oggi ha toccato i massimi degli ultimi cinque anni a 317 punti base - e il prezzo del credit default swaps mostrino che il paese è già considerato con junk.

Kaspar Hense, portfolio manager di BlueBay Asset Management, ritiene che lo spread a 10 anni Italia/Germania a 300 punti base sia più compatibile con una valutazione junk, basata su modelli che paragonano l’Italia ad altri mercati emergenti e sviluppati.

Le principali agenzie di rating dicono che le loro decisioni sono guidate solamente dalle analisi sul credito e non da più ampi scenari politici.

Ma gli investitori sono timorosi che i confronti sull’attuale prezzo del debito potrebbero essere fuorvianti dato che non tengono conto delle sensibilità della situazione politica, vista la scala assoluta del mercato dei bond italiano e la sua sistemica importanza per la zona euro.

“Un downgrade a junk potrebbe innescare un crisi conclamata (della zona euro)”, spiega Nicola Mai, portfolio manager di Pimco, il più grande investitore di bond al mondo. “...Ecco perché penso che le agenzie non lo faranno, non credo che vogliano essere la causa di un crisi in Europa”.

Anche Iain Stealey, fixed income portfolio manager di JP Morgan Asset Management, ritiene altamente improbabile che l’Italia riceva il rating junk.

“Sarebbe una decisione molto molto grossa, vista la dimensione del mercato bond italiano, che rappresenta qualcosa come un quinto dei bond governativi nella zona euro”.

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