September 28, 2018 / 6:53 AM / 2 months ago

Governo M5S-Lega alza deficit/Pil a 2,4% in triennio 2019-2021

MILANO (Reuters) - Il governo ha alzato al 2,4% del Pil il deficit nei prossimi tre anni: alla fine di uno scontro durissimo Lega e M5s hanno prevalso sul ministro dell’Economia, Giovanni Tria, che rimane in carica nonostante le ricorrenti ipotesi di dimissioni.

Il ministro dell'Economia Giovanni Tria. REUTERS/Tony Gentile

Tria avrebbe voluto mantenere l’indebitamento netto a 1,6% o comunque sotto il 2% nel 2019. Lega e M5s hanno però spinto sulla leva del deficit, a caccia di risorse con cui finanziare le costose promesse fatte in campagna elettorale.

Di seguito i commenti di alcuni economisti e strategist:

PETER CHATWELL, Mizuho.

“Vediamo un potenziale per una salita dello spread Btp/Bund decennale a 300 punti base nelle prossime due settimane, sebbene il fatto che Tria rimanga in sella metta un tetto. Per il momento c’è poco di positivo da dire sul budget, in relazione alle aspettative. Riteniamo che gli investitori non vedranno un impulso alla crescita da questo budget, piuttosto si focalizzeranno sull’incremento del’offerta (di titoli di Stato) e, cosa più importante, sul possibile scontro con l’Ue. Quello che è cruciale sarà ora il primo accenno di reazione della Commissione europea. Se ci saranno segnali di disponibilità a lavorare su questo ammontare del deficit, che comporterà un miglioramento delle stime di crescita sulla base dello stimolo fiscale, allora potrebbero esserci sviluppi positivi di mercato”.

MARTIN VAN VILET, strategist Ing

“Il 2,4% non è coerente con un miglioramento del saldo strutturale e quindi sembra si vada verso uno scontro con Bruxelles. Inoltre secondo me la questione fondamentale sono le ipotesi di bilancio oltre il 2019. Sembra che si voglia lasciare il sentiero di consolidamento fiscale e questo potrebbe non andare bene alle agenzie di rating. È prematuro speculare su cosa succederà esattamente, in quanto per ora si parla di una bozza preliminare, ma capisco che i mercati vogliano adottare un approccio cauto alla vicenda”.

CRISTOPH RIEGER, strategist Commerzbank

“Il compromesso sul budget ha un sapore amaro. Chiaramente il M5s è il vincitore. E mette in evidenza quale sia il bilanciamento delle forze dentro al governo, ovvero che Tria è stato scavalcato e ne esce danneggiato. Appare chiaro che Tria rimane in carica come ministro delle Finanze solo per evitare il caos, ma le basi per la politica fiscale futura non sono molto buone. Per questa ragione abbiamo chiuso il nostro bias lungo sull’Italia ieri sera, che avevamo messo in piedi fin da agosto”.

ALESSANDRO TENTORI, AXA Investment Managers

“La reazione dei mercati ci sta: non sono numeri veramente nuovi, diciamo che sono lo scenario intermedio che si poteva ipotizzare già da qualche mese, non quello peggiore; negli ultimi giorni il mercato si era posizionato su uno scenario probabilmente migliore, che non si è concretizzato, ed è chiaro che stamattina si venda. Ma nel complesso i Btp sono sottovalutati in questo momento, il mercato è scarico e quindi non escludo che dopo la prima reazione ci possano essere ricoperture. Per ora ovviamente non c’è niente di scritto, poi ci saranno le agenzie di rating e il giudizio dell’Ue, anche se credo che Bruxelles, con una Francia che fa il 2,8% di deficit, non potrà usare due pesi e due misure: quindi la situazione resta fluida. Va però notato che alla luce della maggiore spesa potrebbe esserci una riduzione dell’avanzo primario, cosa che, qualora dovesse registrarsi un rialzo dei tassi protratto nel tempo, potrebbe compromettere l’obiettivo di discesa del debito”.

NICOLA NOBILE, economista Oxford Economics

“Con un deficit al 2,4% il debito non scende, al massimo si stabilizza, ipotizzando un tasso di crescita del Pil nominale di 2,5%. Quello che preoccupa è il fatto che venga previsto per tre anni. Espone l’Italia a qualsiasi cambiamento di umore e del ciclo economico. L’altro elemento da sottolineare è la perdita di credibilità di Tria di fronte ai mercati. Non credo poi la Commissione europea potrà fare finta di nulla: si sta violando la regola del debito e del deficit strutturale”.

ANNA PETIMEZAS, analista Afs Group

“Il deficit al 2,4% lascia un avanzo primario intorno a 1% del Pil, potenzialmente più vicino a 0,5% se la crescita, l’inflazione, o i tassi d’interesse si muovono in senso sfavorevole. Considerando tutto questo, dovrebbe spingere verso l’anno lentamente il rapporto debito/Pil di 1 punto percentuale o meno l’anno. Vista la fase avanzata del ciclo economico e il peso del debito italiano, certamente è qualcosa di poco confortante. Peraltro, il cosiddetto deficit strutturale probabilmente si deteriorerà ulteriormente. Ed infrangeva già le regole del Fiscal compact. In ogni caso, vista la portata iniziale delle promesse elettorali, un livello di 2,4% è da considerarsi anche moderato, con un aumento limitato rispetto al 2,3% dell’anno scoso. In effetti, l’Italia aveva un problema di sostenibilità del debito prima della nascita del governo Lega-M5S, ma nessuno sembrava curarsene più di tanto. Quello che non piacerà ai mercati probabilmente non sarà lo 0,1% di aumento di deficit, ma il fatto che Tria abbia perso la battaglia con Lega e M5S”.

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