May 31, 2018 / 11:17 AM / 6 months ago

Portafogli, investitori turbati da politica Italia, sale peso bond

MILANO (Reuters) - Le turbolenze politiche italiane scuotono i mercati e spingono il denaro verso i tradizionali porti sicuri, riportando in auge obbligazioni e asset immobiliari.

Il consueto sondaggio Reuters sulle scelte di asset allocation di undici primari gestori in Italia evidenzia, anche se ancora parzialmente, l’impatto delle vicende politiche che, a partire grosso modo da metà mese, hanno fatto decollare lo spread tra i rendimenti dei benchmark decennali italiano e tedesco e causato un parallelo tracollo di Piazza Affari.

L’effetto sui mercati globali è stata un’accelerazione del trend di penalizzazione dell’appetito per il rischio, che era già in atto dopo il superamento della soglia psicologica del 3% dei rendimenti dei decennali Usa.

Ancor più che dai numeri la sensazione che il caos politico italiano costituisca un punto di svolta per i mercati lo si evince dalle difficoltà dei gestori ad aggiornare l’asset allocation a fronte di una situazione di instabilità così marcata. Comprensibilmente, gli asset manager — alle prese con una gestione del portafoglio quotidiana divenuta frenetica — non vogliono e non possono precipitare una revisione dell’allocazione. E’ probabile che a giugno, una volta chiarito (forse) il quadro politico, il portafoglio modello sarà aggiornato con un orizzonte quanto meno di medio termine.

BOND E IMMOBILIARE PREMIATI DA CAOS POLITICO

Posto che il campione non è confrontabile perché manca un gestore (era accaduto anche ad aprile, ma è cambiato l’assente; di conseguenza, formalmente i dati di questo mese non sono paragonabili a quelli del precedente), spicca il balzo della componente obbligazionaria, sui massimi dal luglio 2014. A farne le spese non è l’azionario, che resta su livelli elevati, bensì gli alternativi, ai minimi storici. Denaro sull’immobiliare, al picco di sempre: almeno apparentemente, dunque, il mattone torna a essere un rifugio nei momenti di turbolenza, ancora più della liquidità.

“Dopo la buona corsa dei mercati ad aprile”, spiega Manuel Pozzi, direttore degli investimenti di M&G Investments, “abbiamo ridotto la componente tattica azionaria (che avevamo accresciuto tra febbraio e marzo), in particolare prendendo profitto su Italia, Europa e Giappone. Abbiamo iniziato a reinvistire un poco sull’obbligazionario Usa”. Peraltro, i gestori si spaccano sulla domanda se i rendimenti dei treasuries oltre il 3% siano un’occasione d’acquisto.

Se il portafoglio azionario è poco variato, sul fronte obbiligazionario spicca l’incremento del peso di Usa e Canada, sui massimi da un anno, a riprova dell’attrattività dei treasuries in questa fase.

Commentando l’allocazione azionaria, Cédric Baron, head of multi asset di Generali Investments, spiega di “continuare a privilegiare Europa e Giappone”.

All’interno del portafoglio obbligazionario, tra gli strumenti di debito gli high yield scendono ai minimi da agosto 2015 (sempre ricordando, però, che il campione è alterato).

“Gli high yield con spread attorno al 3% ci sembrano prezzare un contesto ideale”, commenta Pozzi di M&G, “ma non remunerano in caso di un eventuale peggioramento dei fondamentali, quindi sono abbastanza cari. Preferiamo i titoli senior garantiti”.

RISCHIO AUMENTO RENDIMENTI IN PERIFERICI

La fluidità del quadro attuale dei mercati si traduce in incertezza su rischi e opportunità potenziali. I gestori interpellati vedono scenari differenti. Anima e Azimut, per esempio, puntano il dito contro interventi sui tassi della Fed troppo aggressivi. Sempre Azimut e Credit Suisse vedono opportunità nei paesi emergenti. M&G sottolinea il rischio legato a “politiche monetarie costrette a rincorrere la crescita e l’inflazione”. Schroders ritiene che, assumendo una stabilizzazione dei rendimenti obbligazionari, l’attenzione degli investitori tornerà a focalizzarsi sui risultati aziendali, spingendo l’azionario; “il rischio, dal nostro punto di vista, è una prosecuzione dell’incremento dei rendimenti”.

Sella Gestioni vede come rischio principale le emissioni obbligazionarie dei paesi periferici, commento che ha anticipato il balzo dei rendimenti nell’asta di titoli italiani del 30 maggio.

In materia di cambi, la maggioranza dei gestori dice di non aver mutato le previsioni sul cross euro/dollaro per effetto del recupero del biglietto verde. Chi ha cambiato la view è Banca Mediolanum: “Riteniamo che il dollaro possa beneficiare dei rischi politici in Europa”. In effetti, il 30 maggio Goldman Sachs ha annunciato di aver tagliato la stima sul cambio euro/dollaro come conseguenza della situazione politica italiana.

Infine, interesse selettivo per i mercati, azionari e obbligazionari, emergenti, le cui turbolenze spaventano. Baron di Generali Investments ritiene che “condizioni finanziarie meno accomodanti e riduzione dello spazio per una svalutazione del dollaro, così come l’impatto della guerra commerciale (tra Stati Uniti e Cina), riducano l’upside potenziale nel breve termine”. Diversi gestori nominano la Turchia come paese da evitare in questa fase.

Hanno partecipato al sondaggio Amundi AM, Anima Sgr, Azimut Sgr, Banca Mediolanum, BNP Paribas Investment Partners Sgr, Credit Suisse AM, Euromobiliare AM Sgr, Generali Investments, M&G Investments, Schroders, Sella Gestioni.

Per la tabella con I risultati del sondaggio fare doppio click su [L5N1T03T9] IT/ASSET

Sul sito www.reuters.it altre notizie Reuters in italiano. Le top news anche su www.twitter.com/reuters_italia

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