May 23, 2018 / 12:46 PM / 6 months ago

Greggio, prezzi in calo su timori possibile aumento produzione Opec

LONDRA (Reuters) - I prezzi del greggio sono in calo, sotto pressione per il potenziale aumento della produzione Opec in modo da raffreddare il recente rally del mercato e colmare le eventuali carenze di offerte dall’Iran e dal Venezuela.

** Attorno alle 12,45 italiane, il futures sul Brent è in calo di 70 centesimi a 78,87 dollari il barile, mentre il contratto di riferimento sul greggio leggero Usa perde 46 centesimi a 71,74 dollari il barile.

** I prezzi del petrolio hanno guadagnato quasi il 20% quest’anno, con il Brent che ha brevemente superato gli 80 dollari spinto principalmente da tagli coordinati all’offerta Opec e dei partner, tra cui la Russia.

** A influenzare le quotazioni anche le crescenti tensioni geopolitiche che potrebbero ridurre la produzione globale a fronte di una domanda che è destinata a raggiungere i 100 milioni di barili al giorno nell’ultimo trimestre di quest’anno, secondo l’Agenzia Internazionale dell’Energia.

** Sullo sfondo l’annuncio di nuove sanzioni Usa contro l’Iran e la crisi economica venezuelana che ha colpito duramente la produzione di greggio del paese.

** Le attese di un calo dell’offerta hanno spinto gli investitori a scommettere su un sostenibile rialzo delle quotazioni ai massimi storici a inizio anno, ma l’elevata incertezza sull’impatto delle sanzioni iraniane hanno portato i fondi a ridurre le posizioni su futures e opzioni di oltre il 10% nelle ultime sette settimane ai minimi dell’anno.

** “Sembra che qualsiasi movimento sopra gli 80 dollari faccia scattare delle vendite e questo potrebbe portare ad una fase di consolidamento, con un focus a quota 77,50 o anche 75 dollari”, dice Ole Hansen, senior manager di Saxo Bank. “L’impatto delle sanzioni statunitensi contro l’Iran non è ancora quantificabile”, aggiunge.

** Secondo fonti Opec e di settore, l’Organizzazione dei paesi esportatori di petrolio potrebbe decidere di aumentare la produzione già a partire da giugno per i timori attorno all’offerta iraniana e venezuelana e dopo che gli Stati Uniti hanno espresso preoccupazione per l’eccessivo rally dei prezzi.

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