September 7, 2016 / 3:19 PM / 2 years ago

ANALISI - Zona euro, bond extra lunghi antidoto contro shock ma a caro prezzo

LONDRA (Reuters) - Per molti Paesi della zona euro emettere titoli di Stato su scadenze extra lunghe può avere un certo costo ma, per quelli che hanno vissuto sulla propria pelle la crisi del 2010-2012, probabilmente ne vale la pena.

Quest’anno Francia, Belgio e Spagna hanno collocato governativi a 50 anni e l’Italia sta valutando di aggiungersi alla lista. Irlanda e Belgio hanno fatto di più: hanno emesso titoli di Stato a 100 anni anche se con importi piuttosto contenuti.

Alcuni analisti mettono in evidenza che, a un certo punto, queste operazioni non hanno più senso e calcolano che l’Italia potrebbe risparmiare sui pagamenti per interessi se invece lanciasse un trentennale e tornasse poi sul mercato, tre decenni dopo, per lanciare un 20 anni.

Ma gli emittenti sono anche alla ricerca di una protezione contro situazioni rischiose come quella verificatasi durante la crisi del debito della zona euro. Per quei Paesi, il costo extra che devono pagare sui titoli extra lunghi rappresenta un’assicurazione contro i “rischi di rifinanziamento”.

Finora non sono mancati gli acquirenti dato che i tassi dei titoli a breve sono scivolati in territorio negativo, prevalentemente per effetto della politica ultra-accomodante della Banca centrale europea, con investitori istituzionali, fondi pensione e compagnie di assicurazione alla ricerca di scadenze lunghe.

In una recente analisi, Deutsche Bank ha messo in evidenza che l’Italia potrebbe pagare il 2,65% annuo nel caso emettesse un 50 anni. La stessa Deutsche però spiega anche che, per il contribuente italiano, sarebbe probabilmente meglio se il Tesoro emettesse oggi un titolo a 30 anni, al 2,2%, e poi uno a 20 anni nel giro dei successivi 30 anni.

La grande incognita è quanto alti saranno i rendimenti dei titoli di Stato italiani a 20 anni tra tre decenni. Secondo Deutsche saranno ben oltre il doppio dell’attuale livello di circa 1,75%.

“Questo significa che, se Roma emettesse oggi un governativo a 30 anni e poi, nei prossimi 30 anni, un titolo ventennale con un tasso inferiore al 4,5%, risparmierebbe rispetto a lanciare un 50 anni oggi”, spiega a Reuters l’analista di Deutsche Bank Abhishek Singhania.

“Per farla breve, considerando esclusivamente gli aspetti economici, emettere oggi un 50 anni avrebbe un costo”.

Ma c’è il rischio che l’epoca dei tassi bassi nel 2046 sia un ricordo molto lontano dato che, soltanto tre anni fa, i tassi del ventennale italiano erano pari al 4,5% e nel 2011 viaggiavano all’8,2%.

LE VALUTAZIONI DELLA CANNATA

Nell’ambito del programma di acquisto titoli, la Bce sta comprando bond con scadenze tra i due e i 30 anni, schiacciando in questo modo i rendimenti. Per i titoli che non fanno parte del ‘Qe’, oltre il limite del 30 anni, i tassi non mostrano particolari pressioni verso l’alto.

Due primary dealer italiani concordano nel dire che emettere un 50 anni avrebbe un costo elevato e uno lascia intendere che i funzionari dell’agenzia per il debito, guidata da Maria Cannata, stiano cercando di venire a capo di questa questione.

“Credo che la Cannata stia ancora valutando se ne valga la pena o no”, ragiona il dealer.

L’agenzia per la gestione del debito non ha risposto a una richiesta di commento sul tema.

Oltre al 50 anni italiano, gli analisti di Commerzbank si aspettano che Spagna e Belgio lancino titoli a 15 anni e la Francia rispolveri i progetti per un trentennale indicizzato all’inflazione, sia attraverso aste che via sindacato.

Ma c’è il rischio che queste emissioni a lungo termine mettano alla prova l’appetito del mercato per il rischio in un momento in cui alcuni Paesi della zona euro sono alle prese con un periodo di incertezza politica o economica.

Sull’Italia pesa l’incognita del referendum costituzionale che, stando a quanto detto ieri dal premier Matteo Renzi, si potrebbe tenere tra il 15 novembre e il 5 dicembre.

La Spagna invece va verso nuove elezioni, le terze in circa un anno, dopo quelle delle scorso dicembre e giugno, che non hanno dato a nessun partito la maggioranza per governare.

Non se la passa meglio il Portogallo, che potrebbe vedersi tagliare il rating da parte di Dbrs, l’unica agenzia a garantire ancora a Lisbona la valutazione ‘investment grade’. Se questo scenario si concretizzasse, il debito portoghese verrebbe escluso dal ‘Qe’.

“Non credo che ci siano le condizioni necessarie per emettere governativi a lunga scadenza”, spiega Jaime Costero Denche, bond strategist di Bbva, aggiungendo che a suo avviso solo se gli investitori mostreranno di prediligere i titoli a più lunga durata per un certo numero di mesi sarebbe possibile per tali emissioni avere successo.

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