June 24, 2016 / 3:12 PM / 2 years ago

Gran Bretagna esce da Ue, le conseguenze del voto

MILANO (Reuters) - Il fronte favorevole all‘uscita dall‘Unione europea ha vinto il referendum sulla Brexit tenutosi ieri in Gran Bretagna, che si accinge a uno storico divorzio da Bruxelles.

Di seguito i commenti di analisti, economisti e operatori di mercati sulle possibili conseguenze del voto:

CARLO ALTOMONTE, ISPI, docente Bocconi

”Il Regno Unito avvierà ora formalmente il processo di uscita dall‘Ue chiedendo di negoziare un accordo di associazione. Se si delineerà come un accordo di associazione ‘stretto’, come quelli di Norvegia e Svizzera, le conseguenze economiche di medio periodo sia per l‘Europa, che per il Regno Unito potrebbero essere abbastanza contenute.

Nel breve periodo (..) l‘Italia potrebbe beneficiare di opportunità di investimento che lasceranno il Regno Unito per riorientarsi sul mercato continentale, a condizione che il nostro Paese sia in grado di offrire condizioni di stabilità e di certezza giuridica adeguate.

Al di là degli effetti economici, tutto sommato limitati per l‘Italia, più delicate risultano invece le implicazioni politiche. Nel breve periodo, un effetto di emulazione in Europa spinto da partiti euroscettici avrebbe come conseguenza immediata un rischio di instabilità politica interna, di immediato riflesso in Italia alla luce dell‘importante passaggio politico con il referendum sulle riforme costituzionali in ottobre.

Nel medio periodo, proprio per minimizzare i rischi di instabilità politica interna, i grandi Paesi europei potrebbero avere un incentivo a rendere complicata e difficile la vita della Gran Bretagna. Tuttavia, mettere alle corde un‘importante potenza nucleare, membro chiave della Nato e tuttora membro permanente del Consiglio di Sicurezza dell‘Onu evidentemente non andrebbe a generare nel medio periodo un quadro di politica estera rassicurante per il nostro Paese”.

GREGORIO DE FELICE, capo economista Intesa Sanpaolo

”La trasmissione per l‘Italia avviene in tre modi: la minore crescita inglese, la svalutazione della sterlina e la maggiore avversione al rischio che si sta manifestando con forza sui mercati finanziari. Sui primi due punti l‘impatto economico è limitato.

L‘Italia esporta verso il Regno Unito il 7% del proprio export, pari a circa 22 miliardi di euro. Sulla base delle nostre valutazioni, nella peggiore delle ipotesi, l‘Italia potrebbe registrare un calo delle esportazioni fino a un valore massimo di circa 3 miliardi.

Gli impatti sui mercati finanziari sono legati alle capacità di reazione politica da parte del Consiglio, della Commissione e del Parlamento europeo. Se lo shock del referendum inglese avvierà un processo di ripensamento di alcune norme relative alle politiche di bilancio europee, gli effetti finali potrebbero essere paradossalmente positivi, con un‘Europa più unita e orientata a garantire migliori prospettive di crescita e di occupazione a oltre 300 milioni di cittadini”.

BLACKROCK, bollettino

”Vediamo un euro debole nel tempo e pressioni sull‘azionario europeo, sul credito e sui bond periferici come i governativi italiani a causa della perdita probabile di posti di lavoro in Europa e di una crescita più bassa. Ci aspettiamo meno pressioni sui bilanci pubblici in quanto i bond governativi di alta qualità si incrociano con uno scenario di tassi bassi.

MARIA PAOLA TOSCHI, global market strategist, JP Morgan

“Le principali reazioni dei mercati sono crollo della sterlina ... crollo del mercato azionario, nuovo massimo dell‘oro e dei bund a 10 anni.. aumento dello spread dei titoli periferici, ovvero Spagna e Italia. Si tratta di una reazione emotiva che tuttavia evidenzia la preoccupazione legata a uno scenario di Brexit dalla Ue ... La fase di risk off potrebbe proseguire a lungo”

STEFANO CASELLI, professore di Economia degli intermediari finanziari della Bocconi

”Oggi è una giornata di grande amarezza e tristezza per tre profonde ragioni: c‘è il rischio di un pericoloso effetto domino (...), ma questo vorrebbe dire la disgregazione di un bene costruito con molta fatica in tantissimi anni, l‘Europa.

In secondo luogo c‘è il rischio di perdere il DNA diversificato, complesso e virtuoso che è proprio dell‘Europa, fatto da un mix di paesi molto diversi. La Gran Bretagna porta un‘anima che l‘Europa continentale non ha, un‘anima profondamente liberista, mercantile ed è veramente pericoloso per l‘Europa perdere questa componente.

Infine c‘è la perdita del ruolo della piazza finanziaria di Londra, che è motore di sviluppo per l‘intero Continete. E’ estremamente difficile che si possa procedere a un ‘taglia e incolla’, spostare la piazza Londra da altre parti, a Dublino, Francoforte, Madrid o Milano addirittura. E’ chiaro che ne saremmo felici ma è altamente improbabile. La piazza più simile a quella di Londra è New York. Gli Usa e l‘Asia potrebbero trarre maggiore vantaggio dalla Brexit rispetto alle piazze europee.

Serve ora che i politici scendano in campo con azioni concrete e decisive per rivedere la casa europea (...) e che capiscano che la democrazia è il bene più prezioso e va usata con grande senso di saggezza, non come mero calcolo elettorale come ha fatto Cameron, che per vincere le elezioni ha chiamato il referendum su una delle scelte più complesse in assoluto. Mi auguro che questa sia la lezione più importante”.

PIONEER, report

“L‘uscita del Regno Unito può innescare altre iniziative simili al referendum UK in altri paesi. Le prossime elezioni in Spagna ed il referendum costituzionale in Italia saranno i prossimi appuntamenti politici per valutare il livello di malcontento all‘interno dell‘Europa. Da un punto di vista macroeconomico, il successo del fronte ‘leave’ potrebbe aumentare la probabilità che si resti intrappolati in uno scenario di bassa crescita/bassa inflazione per un periodo prolungato (...). Sull‘azionario europeo ci aspettiamo l‘estensione del contesto di ‘riskoff’ con le società caratterizzate da un modello di business focalizzato sull‘area euro (ad esempio i finanziari) maggiormente impattate (...). Manteniamo un orientamento di investimento cauto sul mercato, focalizzandoci su società con modelli di business forti e mantenendo un atteggiamento cauto sulle società con business focalizzati sul Regno Unito”.

EXANE BNP PARIBAS, report

“Il prossimo importante test per l‘Ue sarà il referendum di ottobre sulla riforma costituzionale in Italia. Vediamo due possibili esiti divergenti: 1) gli italiani votano ‘sì’ e il primo ministro Renzi usa questa vittoria per indire elezioni anticipate nel primo semestre del 2017, dando al suo partito una posizione di forza grazie al premio di maggioranza. 2) vince il no e Renzi si dimette (come si è impegnato a fare), un governo ad interim prepara una nuova legge elettorale per arrivare alle elezioni dopo la fine del 2017. Il primo scenario porterebbe probabilmente una stabilità politica, mentre il secondo produrrebbe molta incertezza e la probabilità che il movimento euroscettico dei Cinque Stelle aumenti il suo peso nel Parlamento. Esponenti del M5S si sono recentemente espressi per un referendum consultivo sulla permanenza nella zona euro e nell‘Ue”.

CREDIT SUISSE, report

“Ci aspettiamo una maggiore sensibilità agli stress politici all‘interno dell‘Unione europea. I mercati stanno già prezzando maggiori rischi nelle periferie del Sud. I partiti anti-sistema in Spagna e Italia continuano a raccogliere consenso. La prospettiva crescente che possano in futuro partecipare o formare un governo che li veda in conflitto con l‘Ue è un rischio concreto nel medio termine. Nel breve termine, le elezioni politiche in Spagna e il referndum costituzionale italiano di ottobre sono chiaramente punti di possibile stress. L‘anno prossimo ci saranno le elezioni generali in Francia e Germania”.

MICHAEL METCALFE, State Street Global Markets

“Presteremo molta attenzione a un contagio negli asset europei, in particolare per quanto riguarda l‘euro. Anche se la Bce sta espandendo il suo bilancio in modo aggressivo, è evidente che gli investitori hanno ridotto le loro scommesse su un continuo deprezzamento dell‘euro. Se il voto per l‘uscita rifocalizza l‘attenzione del mercato sui rischi di divisioni politiche in Europa, ci pare che il premio al rischio politico sia poco riflesso nel valore in ogni valuta e questo, unito ad una politica monetaria che incoraggia l‘indebolimento dell‘euro, porterà secondo noi ad un ripresa dell‘indebolimento dell‘euro rispetto al dollaro statunitense”.

INTERMONTE, Morning call

“Ci aspettiamo impatti negativi molto rilevanti nel breve sul settore azionario italiano e in particolare per i titoli del settore finanziario (banche, assicurazioni e asset managers) ed i titoli industriali ciclici per un significativo aumento del premio al rischio. In termini relativi potrebbero performare meglio i titoli del settore utilities, lusso e consumers meno esposti a volatilità”.

ICBPI, Morning news

”L‘esito del referendum inglese avrà ovviamente un impatto iniziale molto negativo sui mercati azionari, per i timori di futura disgregazione dell‘unione monetaria (e anche della stessa UK, con la possibile avanzata dei movimenti indipendentisti interni, Scozia in primis) e perché gli investitori avevano scommesso negli ultimi giorni sulla vittoria del “no Brexit”.

Molto complesso, al momento, valutare gli effetti economici di più lungo termine, che saranno influenzati anche da scelte politiche nei singoli Paesi su cui appare prematuro formulare previsioni.

I mercati quotano a valutazioni piuttosto contenute, ma i momenti di forte discontinuità e gli eventi dirompenti determinano un aumento della volatilità e dei premi per il rischio, che influenzerà in misura il processo di formazione dei prezzi nel corso dei prossimi mesi”.

UBS, studio.

”Ci aspettiamo un allargamento dello spread delle periferie rispetto alla Germania. Vediamo lo spread tra i decennali di Italia e Germania salire a circa 185 punti base nel breve termine, quello tra Irlanda e Germania sopra 110 e quello con la Spagna a 195.

LOREDANA FEDERICO, UniCredit.

“È evidente che l‘elemento principale da valutare per l‘Italia è l‘impatto sui mercati finanziari, che sarà il canale principale di ricaduta nel lungo periodo, mentre come già è stato evidenziato l‘Italia è meno esposta agli effetti tramite il canale del commercio estero e degli investimenti diretti esteri. Ma non siamo comunque immuni da effetti sulla crescita, proprio a causa del peggioramento delle condizioni finanziarie. Lo spread Btp/Bund si dovrebbe portare tra i 190 e i 200 punti base nel giro di poche settimane: quindi un repricing importante, sui livelli del 2014, anche se non tale da avere ricadute gravi e riportarci nella condizione del 2012. A ciò va comunque aggiunto un possibile effetto di rallentamento delle economie dei principali partner commerciali, a partire dall‘Ue, anche se è ancora presto per valutarlo. Ad ogni modo già adesso abbiamo previsto un possibile taglio della stima di crescita del Pil italiano del 2017 da +1,2% a 0,2-0,7%”.

Redazione Milano, reutersitaly@thomsonreuters.com, +39 02 66129557, Reuters Messaging: claudia.cristoferi.thomsonreuters.com@reuters.netSul sito www.reuters.it altre notizie Reuters in italiano. Le top news anche su www.twitter.com/reuters_italia

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