24 febbraio 2016 / 12:45 / 2 anni fa

Brunello Cucinelli vede accelerazione vendite in Italia nel 2016 a +5/6%

Il designer di moda Brunello Cucinelli nel laboratorio di Solomeo, nel 2009. REUTERS/Alessandro Bianchi

MILANO (Reuters) - Soddisfatto degli ordini fin qui ricevuti per le collezioni invernali, Brunello Cucinelli vede un‘accelerazione delle vendite in Italia fino a +5/6% nel 2016, esercizio per il quale conferma le attese di fatturato ed Ebitda in crescita a doppia cifra.

Lo dice a Reuters il presidente e AD del gruppo in occasione della presentazione della collezione donna autunno/inverno 2016.

“Per l‘uomo abbiamo gli ordini ormai tutti in casa; per la donna siamo al 50%. Sta andando molto bene, sarà un altro anno molto molto bello”, spiega Cucinelli.

Segnali positivi vengono in particolare dall‘Italia a conferma, secondo l‘imprenditore, del miglioramento della congiuntura che da un paio d‘anni sta vivendo il Paese. “Si respira un‘aria diversa, si è tornati a crescere, magari di poco, ma ciò che conta è aver cambiato verso”, commenta. Come azienda, aggiunge, “penso che potremo fare un +5/6%”, dal +3,7% archiviato in Italia nel 2015. Le vendite domestiche pesano oggi per il 17% circa sul fatturato complessivo.

Cucinelli esporta infatti in una sessantina di nazioni, quasi il 40% viene dal mercato nordamericano.

“Vorrei che il mio marchio fosse presente in 150 Paesi invece che in 60 e voglio che restiamo un‘industria di abbigliamento di lusso, specialmente da giorno”, senza distrazioni in settori attigui e solo per crescita organica, senza acquisizioni, precisa. Tra le destinazioni possibili, ma “tra qualche anno”, anche Teheran vista l‘apertura al mondo dell‘Iran con il venir meno delle sanzioni sul nucleare.

Il messaggio di fondo resta quello della fiducia nelle potenzialità dell‘Italia e della sua manifattura. “Si dice che il lusso francese faccia fare il 60% dei suoi bellissimi manufatti in Italia. Perchè noi siamo un Paese manifatturiero, solo che dobbiamo fare prodotti speciali, riconoscibili, di grande manualità e un po’ esclusivi”. Non c‘è più spazio nelle economie sviluppate per la manifattura che punta sul basso costo e sulla grande distribuzione, conclude.

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