8 febbraio 2016 / 18:48 / tra 2 anni

Bpm, crescono utile e dividendo, fusione alla pari essenziale per M&A

MILANO (Reuters) - Pop Milano ha chiuso il 2015 con un utile netto di 288,9 milioni di euro, in rialzo del 24,4% rispetto all‘anno precedente e ha annunciato un dividendo di 2,7 centesimi in miglioramento dai 2,2 centesimi distribuiti sul 2014.

Il logo di Banca Popolare di Milano (Bpm) all'esterno di una filiale, nel centro di Milano. REUTERS/Alessandro Garofalo

Sul fronte dell‘M&A, l‘AD Giuseppe Castagna nel corso della conference call con gli analisti ha ribadito che le trattative per una aggregazione sono alle fasi conclusive, con l‘obiettivo di una fusione alla pari, anche se i tempi non sono al momento definibili.

L‘utile dell‘esercizio beneficia dell‘importante crescita delle commissioni nette e del calo delle rettifiche su crediti.

Il risultato è influenzato inoltre da alcune componenti non ricorrenti quali la cessione della quota del 4% di Icbpi (+75,4 milioni), la svalutazione di un subordinato di Banca Etruria (-25 milioni), il riacquisto di bond retail (-11,5 milioni), e il contributo straordinario (-39,7 milioni) per il programma di risoluzione delle quattro banche italiane.

L‘utile netto normalizzato, cioè al netto delle componenti non ricorrenti, è di 259,9 milioni con una crescita dell‘83,4% sull‘esercizio 2014.

I ricavi crescono del 2,8% a 1,6 miliardi circa, con un margine di interesse in progresso dello 0,8% a 806,7 milioni, e le commissioni nette dell‘8,9% a 606 milioni.

Le rettifiche nette per il deterioramento crediti e altre operazioni si attestano a 342,2 milioni, in calo rispetto ai 423,8 milioni del 2014.

Le attività deteriorate lorde sono circa 6 miliardi, in aumento rispetto al 2014 (+2,5%), ma in calo rispetto a settembre 2015 (-2,3%).

In termini di incidenza sugli impieghi i crediti deteriorati lordi scendono al 16,3% (dal 16,9% di fine 2014), mentre i deteriorati netti si attestano al 10,6% (dall’11,2%).

Il Texas ratio è pari all‘86,24%.

A fine dicembre il CET1 phased-in si attesta all‘11,53%, e quello fully-phased al 12,21% a fronte di un target minimo fissato dalla Srep della Bce del 9%.

Sulle trattative per un‘operazione di aggregazione l‘AD Castagna non ha citato, come potenziale partner, il Banco Popolare, operazione che sarebbe alle battute finali.

Castagna si è limitato a dire che l‘istituto milanese ha sempre cercato un dialogo con banche di dimensioni maggiori e che “la condizione essenziale” del mandato ricevuto dal consiglio è di “cercare un partner con il quale fare un merger of equal”.

“Siamo sulla buona strada, ci siamo impegnati molto. Siamo nel momento migliore, per quanto ci riguarda, per potere affrontare una nuova importante operazione insieme con un partner. Non vediamo l‘ora, se ce ne saranno i presupposti di poterla annunciare”, ha detto Castagna.

L‘AD ha comunque escluso un aumento di capitale a valle dell‘operazione di fusione.

“Non ci sarà un aumento di capitale come conseguenza dell‘operazione”, ha detto.

(Andrea Mandalà)

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