23 settembre 2015 / 15:50 / 2 anni fa

Saipem, Cdp discute con Eni modalità ingresso, verso aumento intorno 3 mld

MILANO/LONDRA (Reuters) - La Cdp sta discutendo con Eni le modalità di ingresso nel capitale di Saipem in modo da consentire alla major petrolifera di scendere nella oil service e deconsolidare il suo debito pari a 5,5 miliardi di euro. L‘operazione prevederebbe anche un aumento di capitale dell‘ordine di 3 miliardi di euro.

E’ quanto riferiscono a Reuters diverse fonti finanziarie e vicine al dossier. Una decisione andrà comunque presa a breve in modo da renderla nota al mercato in occasione della presentazione della strategy di Saipem prevista il 27-28 ottobre

Il titolo alla pubblicazione della notizia ha esteso il ribasso per chiudere in calo del 3,95% a 7,42 euro.

Quello che appare certo, in questa fase, è che ci sarà un aumento di capitale per un “importo consistente intorno ai 3 miliardi che servirà per rimettere in sesto l‘azienda”, osserva una delle fonti. Diversi adviser stanno lavorando al consorzio di banche internazionali per la riuscita dell‘operazione. E sarebbero almeno cinque gli istituti contattati, fra questi Goldman Sachs: “La lettera è stata inviata alle banche, due straniere e tre italiane, ieri”, sottolinea una delle fonti.

Tutte le fonti sono concordi nel ritenere che al momento non ci siano investitori internazionali, oltre alla Cdp, interessati a entrare nel capitale di Saipem.

Varie le opzioni allo studio: una prima potrebbe prevedere che Eni, attualmente al 43%, ceda una quota intorno al 15% a Cdp, scendendo intorno al 28% del capitale di Saipem. Successivamente, potrebbe esserci il lancio di un aumento di capitale senza la partecipazione di Eni che si diluirebbe ulteriormente; una variante di questa prima opzione prevede, invece, che Eni partecipi comunque alla ricapitalizzazione in modo da mantenere stabile la propria partecipazione post vendita di una parte alla Cdp; una seconda ipotesi di lavoro sarebbe quella di un aumento di capitale non sottoscritto da Eni che le consentirebbe di scendere sotto la soglia del 30% con ingresso della Cassa in fase di ricapitalizzazione.

“Resta da capire qual è la soglia ritenuta da Consob sufficiente per deconsolidare il debito”, spiega una delle fonti.

Sembrerebbe che al momento Eni non abbia ancora proposto a Consob un quesito formale. Secondo la normativa per poter deconsolidare, Eni dovrebbe perdere il controllo della società in assemblea ed avere quindi una partecipazione inferiore a quella del primo azionista.

Di fatto con una parte del dividendo che Eni gira a Cdp, a sua volta azionista della major petrolifera con il 26,36% del capitale, la Cassa rileverebbe parte della partecipazione di Eni in Saipem, fa notare un‘altra fonte.

Credit Suisse è adviser di Eni sulla vendita della quota, secondo le fonti, mentre Lazard assiste Saipem sul rifinanziamento del debito in vista del distacco da Eni.

(Hanno collaborato Steve Jewkes, Cristina Carlevaro e Francesca Landini)

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