18 agosto 2015 / 13:56 / tra 2 anni

Cina, nuovo crollo Borsa, nervosismo su outlook politica monetaria

HONG KONG/SHANGHAI (Reuters) - Nuova pesante seduta negativa per la piazza azionaria cinese, che ha registrato il calo peggiore da tre settimane.

Un tabellone elettronico con le contrattazione alla borsa di Shanghai. REUTERS/Stringer

A innervosire gli investitori la convinzione che la banca centrale non abbia fretta di allentare ulteriormente la propria politica monetaria. D‘altra parte, si fa strada anche la preoccupazione che un ulteriore indebolimento dello yuan potrebbe penalizzare le aziende importatrici.

Elementi che segnalano come la fiducia tra gli investitori resti fragile, nonostante una serie di misure da parte delle autorità abbiano stabilizzato un po’ il mercato dopo le pesanti perdite registrate a giugno e a luglio.

Dopo la modesta ripresa registrata dai dati dei prezzi delle case di luglio, le prese di profitto hanno accelerato nell‘ultima parte della seduta.

La borsa di Shanghai ha quindi chiuso in calo del 6,1%, archiviando la seduta peggiore dal 27 luglio e interrompendo una striscia positiva che durava da tre giorni.

L‘indice CSI300, che raggruppa le principali società quotate a Shanghai e Shenzen ha lasciato sul terreno il 6,2%. Entrambi gli indici hanno registrato un aumento della volatilità nella seconda parte della seduta.

A detta degli operatori, ad agitari gli animi è stata una enorme iniezione di liquidità operata dalla banca centrale cinese tramite la quotidiana operazione di rifinanziamento, interpretata come un segno che l‘istituto non sia per il momento intenazionato a nuovi interventi espansivi di politica monetaria.

La mossa della Pboc (People Bank of China), che ha iniettato nel sistema la cifra più consistente da sei mesi a questa parte, ha alimentato i timori di una riduzione della liquidità sul mercato, legata alla fuoriuscita di capitali dal Paese.

Secondo Minsheng Securities, tra luglio ed agosto 800 miliardi di yuan, pari a 125 di dollari, hanno lasciato Pechino.

Secondo un operatore, il calo degli indici azionari è stato in parte innescato da un‘analisi finanziaria, pubblicata nella serata di lunedì - e ampiamente circolata in giornata sulla piattaforma di messaggistica WeChat - in cui si afferma che le programmate riforme del settore delle aziende di Stato non porteranno benefici alle azioni delle società in questione.

Nella prima parte della seduta, inoltre, ad alimentare la pressione sull‘azionario cinese era stato l‘indebolimento dello yuan sul dollaro, elemento che ha ridato spazio ai timori che Pechino sia intenzionata ad operare una svalutazione più consistente della propria valuta, nonostante le dichiarazioni della Pboc, per la quale non c‘é ragione al momento per un’ ulteriore discesa dello yuan. Quest‘ultimo ha poi terminato la seduta invariato.

Tali preoccupazioni hanno colpito le società attive nell‘importazione di beni e quelle indebitate in valuta Usa, tra cui quelle delle compagnie aeree nazionali, per le quali la svalutazione significa un aumento dei costi del carburante, anche se le vendite hanno comunque interessato tutti i comparti.

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