23 luglio 2015 / 12:31 / tra 2 anni

SONDAGGIO REUTERS- Italia, crescita 2015 si consolida, allentamento conti pubblici

MILANO (Reuters) - Un‘economia che si consolida quest‘anno, ma senza avere la forza per una forte accelerazione il prossimo.

Prezzi ancora a inflazione a zero per il 2015 e in crescita il prossimo anno senza però avvicinarsi al target del ‘quasi 2%’ voluto dalla Bce che per questo ha intrapreso il cammino biennale del quantitative easing.

In tema di conti pubblici un rapporto deficit/Pil che si riavvicina al 3% per l‘anno in corso e che neppure nel 2016 scenderà sotto il 2. Mentre il debito/pil, oltre il 133% nel 2015, intraprenderà nel 2016, anche se lentamente, la via della discesa.

Tasso di disoccupazione, infine, che nel biennio rimane sopra il 12%, ma che nel 2015 mostra un calo più forte di quanto atteso in precedenza.

Dal sondaggio condotto da Reuters da giovedì 16 a lunedì 20 luglio presso 27 istituti emerge un quadro dell‘economia italiana in ripresa ma ancora lontana da un punto di equilibrio, soprattutto in tema di conti pubblici e di lavoro.

La nota più positiva arriva in tema di crescita 2015. I previsori la vedono a +0,7%, in linea con governo e Banca d‘Italia - contro +0,6% di aprile e +0,4% di gennaio.

“Il 2015 continua a essere caratterizzato dalle note condizioni favorevoli: bassi livelli di greggio ed euro unito al quantitative easing di Francoforte” commenta Fedele de Novellis di Ref ricerche. “Ci sono però fattori esogeni meno positivi. Alcuni paesi, a partire dalla Russia, sono in crisi e questo potrebbe impedire ulteriori miglioramenti nella seconda metà del 2015. Il timore è quello di un‘uscita non entusiasmante dall‘anno che avrebbe ripercussioni sul 2016”.

Il sondaggio indica per il prossimo anno una crescita dell‘1,2%, in linea con tre mesi fa e con le previsioni Fmi, ma al di sotto dell‘1,4% del governo e dell‘1,5% stimato dalla Banca d‘Italia.

Per i prezzi al consumo la stima dello 0,1% per l‘anno in corso riflette una domanda in miglioramento ma senza forte pressione unita a un clima generale in cui “nella contrattazione di categoria, come quella di meccanici e chimici, si sta andando a rinnovi senza aumenti per la volontà degli imprenditori di recuperare quanto concesso in tempi di inflazione negativa” commenta de Novellis.

Si alzano le stime per il deficit/pil, al 2,8% dal 2,7% di aprile per il 2015, al 2,3% dal 2,2% per il 2016. In entrambi i casi si tratta di percentuali che si collocano al di là delle stime del governo che si attestano rispettivamente al 2,6 e all‘1,8%. D‘altra parte le stime degli economisti sembrano riflettere le scelte di politica economica del governo che, come dimostra il recente piano pluriennale di taglio di tasse presentato da Matteo Renzi, sembrano puntare più al sostegno della crescita che al puntuale rispetto dei target.

Minime le variazioni, rispetto ad aprile, degli economisti per il rapporto debito/pil visto al 133,2% quest‘anno e al 132,6% il prossimo, valori più elevati delle stime del governo che si fermano rispettivamente a 132,5% e a 130,9%.

Nel primo trimestre, come ha recentemente reso noto Eurostat, il rapporto è salito al 135,1%, livello che sconta mesi senza forti flussi in entrata (attesi nei trimestri successivi) ma comunque molto elevato.

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