20 novembre 2014 / 08:58 / 3 anni fa

Tiraboschi: Jobs act vecchio, sciopero frutto di resa dei conti

ROMA (Reuters) - La riforma del lavoro all‘esame del Parlamento “non creerà neanche un posto di lavoro”. Il vero Jobs act italiano sarebbe un piano per la tutela del territorio che potrebbe creare occupazione per 300.000 persone.

Il segretario della Cgil Susanna Camusso alla manifestazione in piazza San Giovanni a Roma, 20 ottobre 2012. REUTERS/Max Rossi

E’ il severo giudizio sulle scelte economiche del governo di Michele Tiraboschi, a lungo adviser al ministero del Welfare e oggi docente di diritto del Lavoro all‘Università di Modena.

Matteo Renzi, spiega l‘allievo di Marco Biagi in una intervista a Reuters, ha scelto di abbandonare la spinta innovativa dei primi annunci, concentrandosi sulla “resa dei conti” nel suo partito, nel Paese e con i corpi intermedi, mentre cresce la rabbia sociale.

Anche lo sciopero generale proclamato stamani da Cgil e Uil per il 12 dicembre contro la modifica dell‘articolo 18 sui licenziamenti “espressione del fordismo che sta scomparendo” si ascrive più a scelte politiche che non di merito sul lavoro e l‘economia, secondo Tiraboschi.

“Quella dell‘articolo 18 e del gettone nell‘iphone è una battaglia politica che Renzi sta portando avanti per mettere i sindacati all‘angolo. Sul merito nel Jobs act non c‘è nulla di nuovo tanto che sia [il senatore Ncd, Maurizio] Sacconi che [il deputato Pd, Cesare] Damiano si dicono vincitori”.

Per Tiraboschi non vi era la necessità di una nuova riforma del lavoro perché non è così che si crea occupazione.

“Il Jobs act di Renzi è una sostanziale conferma della riforma Fornero che già prevedeva l‘indennizzo per i licenziamenti economici e il reintegro per quelli disciplinari. Di incisivo c‘è poco, si tratta di una delega fumosa”.

Cosa funzionerebbe davvero?

“Spingere sulla contrattazione aziendale e sugli aumenti salariali legati alla produttività. Investire nella scuola, nelle tecnologie e occuparsi del problema demografico”.

Ma soprattutto “investire sui cambiamenti climatici: il vero Jobs act sarebbe stato un piano per la manutenzione del suolo che avrebbe portato 300.000 posti di lavoro”, spiega.

Anche il paragone con il Jobs act obamiano, per il giuslavorista, è improprio: “Negli Usa si è trattato di investire 447 miliardi di dollari per ricerca, innovazione, digitalizzazione e nuove tecnologie. In Italia, invece, non è nulla di più che una classica riforma del lavoro”.

Come valuta gli scontri sociali come quelli di Tor Sapienza?

“Girando nelle scuole riscontro tra i giovani di 17-18 anni una rabbia incredibile che respirano in famiglia a causa di un clima di odio e insicurezza. E’ una situazione esplosiva in un contesto degradato, anche ambientale. Questa situazione lascia spazio ai populismi come mostra la crescita di consensi della Lega di [Matteo] Salvini”.

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