3 ottobre 2014 / 14:18 / tra 3 anni

Abs, Italia punta su Fondo garanzia per sfruttare acquisti mezzanine Bce

ROMA (Reuters) - L‘Italia sta studiando come potenziare il Fondo centrale di garanzia o altri strumenti a sostegno delle imprese per riconoscere una garanzia pubblica sulle emissioni Abs mezzanine, in modo che possano essere acquistate dalla Bce nell‘ambito del programma dettagliato ieri dal presidente Mario Draghi.

LA sede della Bce a Francoforte. REUTERS/Kai Pfaffenbach

In una riunione di ieri al Tesoro, di cui scrive oggi Il Sole 24 ore e che Reuters ha potuto confermare nei contenuti con uno dei partecipanti, si sono esaminate “le forme tecniche possibili” e sottolineato “come il governo e le autorità di Vigilanza vogliano utilizzare al meglio l‘opportunità sugli Abs che viene con il programma della Bce”.

L‘Italia è tra le più reattive al piano della Bce e punta anche a sfruttare l‘abbrivio del programma di Draghi per rimettere in moto il mercato italiano delle asset backed securities: rivitalizzare il mercato delle cartolarizzazioni permette alle banche di liberare capitale posto a garanzia degli impieghi e aumentare il credito a famiglie e imprese.

“Stiamo valutando il modo migliore per cogliere le opportunità rappresentate dallo sforzo della Bce di aumentare la liquidità sui mercati e per fare affluire credito alle imprese”, ha commentato un portavoce del Tesoro.

Il programma della Bce prevede l‘acquisto di Abs, sia esistenti che di nuova emissione, ma limitatamente alle tranche senior o mezzanine, purché assistite da adeguate garanzie.

Proprio questa possibilità era stata oggetto di critiche e perplessità dei rappresentanti tedeschi e olandesi, emerse anche durante l‘Ecofin informale di Milano a metà settembre.

Alla riunione di ieri hanno partecipato rappresentanti del ministero dello Sviluppo - a cui fa capo il Fondo di garanzia -, delle banche, di Bankitalia e della Cassa depositi e prestiti (Cdp).

Per “accelerare i tempi” si è deciso di utilizzare “uno strumento preesistente piuttosto che pensarne uno ad hoc. Di qui la scelta preferenziale per il Fondo di garanzia sul credito alle Pmi”, ha detto la fonte aggiungendo che “sono comunque allo studio anche ulteriori iniziative”.

“Servirà una dotazione aggiuntiva, che non è stata ancora quantificata”, ha spiegato la fonte che conferma che servirà un intervento legislativo sia per accrescere la dotazione sia per modificare il regolamento “per permettere che il fondo sia utilizzato anche per crediti esistenti e non solo per nuovi crediti, come è attualmente”.

La garanzia pubblica, da sola, rischia tuttavia di non essere sufficiente.

La discussione al Tesoro ha avuto come base di lavoro un documento che analizzava la situazione e prospettava alcune possibili soluzioni. Eccone una sintesi.

CARTOLARIZZAZIONI ANCHE A BEI E CDP

Il piano della Bce dovrebbe essere affiancato da altre misure che incentivino gli investitori istituzionali ad acquistare le tranche subordinate delle Abs, quelle sulle quali si concentra il maggior rischio di credito e che, pertanto, comportano un maggiore assorbimento di capitale da parte delle banche.

Per questo, secondo questo working paper, sarebbe opportuno coinvolgere altre istituzioni, europee o nazionali, che possano a loro volta contare su garanzie di natura pubblica. Un identikit in cui è facile riconoscere Cdp o la Banca europea per gli investimenti (Bei).

Interpellato a Capri a margine di un convegno sulle telecomunicazioni, il presidente della Cassa Franco Bassanini non ha commentato su questo tema.

Che però Cdp possa avere qualcosa a che fare con i crediti cartolarizzati non è un mistero. Nel piano industriale che prevede di mobilitare 95 miliardi di euro al 2015, la holding del Tesoro scrive che è pronta a investire in strumenti per favorire l‘accesso al credito e cita, oltre ai mini-bond, le “cartolarizzazioni di prestiti alle imprese”.

Non solo. Il decreto Sblocca Italia ha rafforzato la garanzia pubblica del Tesoro sulle esposizioni assunte da Cdp con il risparmio postale.

ALLEGGERIRE REQUISITI VIGILANZA PER ABS CERTIFICATI

Altra questione, messa ieri sul tavolo e sempre mirata a rilanciare pienamente il mercato delle cartolarizzazioni, è quella dei requisiti prudenziali di vigilanza su questi strumenti.

Qui si chiede in sostanza alla Banca d‘Italia di adottare una parità di trattamento - nel coefficiente di ponderazione previsto - tra Abs e strumenti finanziari (per esempio un corporate bond) che presentano analogo profilo di rischio.

Altro suggerimento ipotizzato nel documento, sempre in tema di trattamento regolamentare, è anche quello di non aspettare la definizione che darà l‘Eba sui criteri standard per gli Abs - sta per essere emanato un documento di consultazione in proposito - adottando nel frattempo i criteri - in parte già utilizzati sul mercato - indicati in un lavoro “Prime Collateralised Securities” proposto da associazioni di operatori a fine 2012.

Questi avevano costruito una etichettatura standard classificando i prodotti secondo prestabiliti criteri di qualità, semplicità, trasparenza e liquidità.

(hanno collaborato James Mackenzie e Giuseppe Fonte)

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