22 settembre 2014 / 11:09 / tra 3 anni

Btp poco mossi in apertura di settimana, attesa audizione Draghi

MILANO (Reuters) - - Andamento poco variato per il secondario italiano in apertura di settimana, in sintonia con il resto dei periferici europei, mentre gli investitori attendono una nuova audizione del presidente Bce.

Scarso impatto - almeno nell‘immediato - ha l‘attesa revisione Istat dei numeri sui conti pubblici. Se la contrazione del Pil 2013 viene confermata al ritmo di 1,9%, sempre per l‘anno scorso il rapporto tra deficit/Pil passa in base ai criteri Eurostat Sec2010 da 3% a 2,8% (confermato il 3% del 2012) mentre quello debito/Pil passa da 132,6% a 127,9% per il 2013 e 122,2% da 127% per il 2012.

“E’ al momento difficile sbilanciarsi sulle implicazioni di questi numeri... si tratta di una correzione significativa ma sono dati che riguardano il passato che poco probabilmente si rifletteranno su prezzi e rendimenti” si commenta brevemente da una sala operativa.

Mario Draghi si rivolgerà intanto nel primo pomeriggio al comitato Affari economici e monetari del parlamento europeo per fare il tradizionale punto su politica monetaria e quadro macro.

Particolare attenzione avranno eventuali riferimenti all‘esito della prima operazione Tltro con cui Francoforte ha allocato giovedì scorso ‘soltanto’ 82,6 miliardi di euro chiesti dalla banche impegnate a girare i fondi al settore privato.

Dopo l‘agenda fitta di eventi della scorsa settimana - oltre all‘asta Bce a quattro anni il ‘no’ all‘autonomia del referendum scozzese e l‘annuncio di quello catalano - i mercati finanziari borse comprese tendono prevalentemente a movimenti di aggiustamento.

Stabile da venerdì sera poco sotto i 140 punti base su piattaforma TradeWeb il premio di rendimento del Btp a dieci anni rispetto all‘equivalente Bund.

Paga intorno a 2,37% il decennale settembre 2024 contro il 2,23% del Bono ottobre 2024.

Diffuso oggi, un rapporto a cura dell‘ufficio studi Morgan Stanley dal titolo ‘Debtflation’ sintetizza la diagnosi degli analisti rispetto casi come l‘Italia - bassa inflazione in un contesto di elevato debito pubblico.

“Su livelli di rendimento già tanto contenuti, in uno scenario di inflazione così moderata la sostenibilità del debito dipende da quanto la dinamica dell‘economia reale sia in grado di far fronte a possibili shock. Riteniamo che diversi paesi della zona euro siano sotto questo profilo vulnerabili” si legge nel documento.

Se un quadro di ‘debtflation’ a livello di intera zona euro è ritenuto poco probabile, in ragione di possibili contromosse Bce, l‘ufficio studio preferisce Spagna e Portogallo rispetto a Italia, Belgio rispetto a Francia.

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