March 2, 2020 / 2:59 PM / 5 months ago

Istat: Pil 2019 cresce più del previsto a +0,3%, deficit a 1,6% minimo da 2007

ROMA (Reuters) - L’Italia chiude il 2019 con dati sorprendentemente migliori del previsto: una crescita del Pil pari allo 0,3%, in rallentamento ma al di sopra del target governativo, e un deficit all’1,6% ai minimi da dodici anni.

E’ quanto ha reso noto Istat stamani, fornendo il bilancio consolidato per lo scorso anno di tutte le amministrazioni pubbliche valido ai fini di Maastricht.

L’obiettivo di deficit/Pil del governo puntava nel 2019 ad un 2,2%, stabile rispetto alla lettura del 2018.

Il debito pubblico resta fermo al 134,8% nell’anno osservato, ponendosi comunque al di sotto del 135,7% stimato dall’esecutivo.

Anche la crescita del Pil va meglio delle aspettative con un +0,3% che - seppur ai minimi dal 2014 e in deciso calo rispetto al +0,8% del 2018 - è al di sopra del +0,1% atteso.

A determinare la forte discesa del deficit nel 2019, ha spiegato un funzionario Istat nel corso della conferenza stampa seguita alla diffusione dei dati, è stato un aumento delle entrate (+2,8%) ben superiore a quello delle uscite (+1,6%).

“In particolare sono cresciute in modo significativo le imposte dirette (+3,4%) e quelle indirette (+1,4%), ma ha contribuito anche il buon andamento dei dividendi pagati alle amministrazioni pubbliche”, spiega, ricordando che il dato sui dividendi è incorporato nelle ‘Altre entrate correnti’ che sono aumentate nel complesso dell’8,4% nel periodo in esame.

L’avanzo primario (indebitamento netto meno spesa per interessi) misurato in rapporto al Pil, è stato pari all’1,7% nel 2019 (1,5% del 2018), mentre la pressione fiscale è salita al 42,4% dal 41,9%, ai livelli massimi dal 2015.

“Nel 2019 la crescita dell’economia ha segnato un marcato rallentamento”, commenta Istat nel comunicato. Nell’ultimo trimestre dell’anno il Pil aveva segnato un decremento dello 0,3%. Il successivo esplodere dell’emergenza coronavirus ha poi creato, e continua a creare, disagi e interruzioni per industria e servizi soprattutto al Nord, con un impatto economico che il governo sta ancora ponderando ma che ha promesso combatterà con robuste contromisure e chiedendo all’Ue margini di flessibilità in bilancio.

Dal lato della domanda, nonostante la decelerazione delle esportazioni, il calo delle importazioni ha determinato nel 2019 un contributo positivo della domanda estera netta, continua Istat nella sua nota, mentre “dal lato dell’offerta di beni e servizi, la crescita del valore aggiunto è stata sostenuta nel settore delle costruzioni, modesta nei servizi, mentre l’agricoltura e le attività manifatturiere hanno subito una contrazione”. Sul fronte dell’occupazione, le unità di lavoro e le retribuzioni pro capite sono aumentate a un ritmo più moderato rispetto all’anno precedente, aggiunge.

A livello settoriale, le costruzioni hanno registrato un +2,6% e i servizi un +0,3% lo scorso anno, mentre agricoltura, silvicoltura e pesca sono scese dell’1,6% e l’industria in senso stretto ha mostrato una contrazione del valore aggiunto pari allo 0,4%.

Di seguito i dati forniti da Istat (percentuale in rapporto al Pil):

PRESSIONE FISCALE 42,4 41,9

Contributi alla crescita del Pil 2019:

Domanda nazionale a netto scorte +0,4

- Consumi finali nazionali +0,2

- Spesa famiglie residenti e Isp +0,2

- Spesa Ap -0,1

- Investimenti fissi lordi +0,2

Variazione scorte -0,6

Domanda estera netta +0,5

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