December 6, 2019 / 11:33 AM / 2 months ago

Greggio, verso chiusura settimana positiva su attesa conferma tagli OPEC+

LONDRA (Reuters) - I prezzi del petrolio si sono stabilizzati e sono impostati per chiudere la settimana in rialzo in attesa della nuova riunione dei paesi Opec e degli alleati in programma oggi. Nel corso della riunione dovrebbero essere confermati formalmente gli ulteriori tagli alla produzione per l’inizio del 2020.

Il logo dell'Opec visto presso il quartier generale del gruppo a Vienna, Austria. REUTERS/Lisi Niesner

L’Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio (OPEC) e gli alleati tra cui la Russia, gruppo noto come OPEC+, hanno concordato ieri ulteriori tagli alla produzione per evitare l’eccesso di offerta in un momento in cui la crescita economica ristagna anche per effetto della guerra commerciale sino-statunitense.

Tuttavia, l’impegno dell’OPEC non si estenderà dopo il mese di marzo e gli analisti hanno messo in dubbio l’impatto degli ultimi tagli.

Alle 11,40, i futures sul Brent scambiano in calo di 4 centesimi, o dello 0,06% , a 63,39 dollari al barile, e stanno per archiviare la settimana in rialzo dell’1,5%.

Il greggio Usa perde 3 centesimi, ovvero lo 0,05%, a 58,40 dollari al barile. In rialzo quasi del 6% per la settimana.

I tagli del prossimo anno amplieranno l’accordo esistente con un’ulteriore riduzione di 500.000 barili al giorno nel primo trimestre del prossimo anno, attraverso una maggiore conformità al programma di tagli e alcuni accorgimenti.

L’attuale accordo dell’OPEC prevede un taglio dell’offerta di 1,2 milioni di barili al giorno e l’ulteriore taglio rappresenta circa l’1,7% della produzione mondiale di petrolio.

L’aumento dei prezzi del petrolio sta, inoltre, supportando l’Ipo della compagnia petrolifera statale dell’Arabia Saudita, Saudi Aramco, che ha fissato ieri il prezzo delle azioni al massimo della forchetta indicativa.

L’operazione rappresenta la più grande Ipo al mondo, che batte la cifra record di 25 miliardi di dollari raccolta da Alibaba nel 2014. Tuttavia, la cifra è al di sotto dell’obiettivo di 2.000 miliardi di dollari inizialmente voluta dal principe ereditario saudita Mohammed bin Salman.

Gli investitori stranieri sono rimasti indifferenti e la vendita è stata limitata agli investitori sauditi e della regione.

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