November 4, 2019 / 11:34 AM / a month ago

Greggio, prezzi in ripresa sostenuti da speranze accordo commercio Cina-Usa

Un operaio lavora ad una valvola di un oleodotto in Russia. REUTERS/Sergei Karpukhin

LONDRA (Reuters) - I prezzi del greggio sono in rialzo, estendendo i guadagni della precedente seduta sostenuti dalle crescenti aspettative di un accordo commerciale tra Cina e Usa.

Poco dopo le 12, i futures sul greggio per gennaio scambiano in rialzo di 73 centesimi (+1,18%), a 62,42 dollari al barile, pareggiando le perdite registrate durante i primi scambi. Il greggio leggero Usa torna ugualmente in territorio positivo, avanzando di 59 centesimi (+1,07%), a 56,8 dollari al barile.

Il presidente Cinese Xi Jinping ed il presidente Usa Donald Trump sono in continuo contatto tramite “vari mezzi”, riferisce oggi Pechino, interpellata sul dove ed il quando i due si incontreranno per porre una firma sull’accordo commerciale.

I guadagni sono tuttavia limitati dagli ultimi Pmi sull’attività manifatturiera della zona euro, da cui è emersa una forte contrazione lo scorso mese per via della disputa commerciale e della prolungata incertezza in tema Brexit.

Si attendono oggi i dati Usa sull’attività manifatturiera in ottobre, con ulteriori statistiche statunitensi e cinesi che verrano rese note nel corso della settimana.

“Il mercato del petrolio si confronta con ampie forniture, in un quadro dove la domanda globale risulta quasi stagnante e le scorte sono in aumento negli Usa, in Canada, Brasile e anche nel Mare del Nord”, riferisce Robert Rücker, a capo del servizio economico presso la banca svizzera Julius Baer.

Nel tentativo di sostenere i prezzi del greggio, l’Opec, la Russia ed altri produttori hanno effettuato dei tagli alla produzione da gennaio, che ammontano a 1,2 milioni di barili al giorno, nonostante Mosca abbia superato nuovamente il suo target produttivo in ottobre, secondo i dati di sabato del ministero dell’Energia.

Proteste di sabato presso Umm Qasr, il maggior porto iracheno sul Golfo Persico, hanno interrotto le importazioni alimentari del Paese, non influenzando tuttavia le esportazioni di petrolio del secondo maggior produttore Opec.

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