May 4, 2018 / 1:41 PM / 5 months ago

Tim, vince Elliott su governance, ma per Vivendi più libertà su altre partite

MILANO (Reuters) - Telecom Italia (Tim) sarà guidata da un cda per due terzi nominato dal fondo attivista Elliott, ma che dà pieno supporto al piano dell’AD Amos Genish, nominato dalla lista concorrente, quella del gruppo francese Vivendi.

La sede di Telecom Italia a Rozzano. Foto del 25 maggio 2016. REUTERS/Stefano Rellandini/File Photo

Questa è la situazione dopo il voto all’assemblea Tim che ha dato una vittoria di misura alla lista Elliott, con Vivendi che ha nominato il terzo restante del cda.

Un esito che di sicuro soddisfa Elliott, promotore dell’iniziativa e il governo italiano che di fatto è entrato nel capitale della società attraverso la Cassa Depositi e Prestiti.

Ma sotto alcuni profili, probabilmente non dispiace neanche al gruppo francese che da oggi potrebbe avere mani libere su diversi temi, a partire da Mediaset.

Lunedì 7 si riunisce il cda Tim che dovrebbe sancire la nomina di Genish. L’AD il 24 aprile ha avuto il gradimento di oltre il 60% del capitale ordinario di Tim; qualche dubbio sorge sulla sua disponibilità a svolgere ancora questo ruolo.

Una fonte vicina alla vicenda ha detto, dopo la fine dell’assemblea, che “Genish resta al suo posto, è lui l’amministratore della società”.

Un portavoce Vivendi, dopo il voto dell’assemblea, sembra dare per scontata la nomina di Genish ad AD.

Ma disegna poi uno scenario in cui sarà il fondo Elliott a doversi adeguare alle scelte del capo azienda.

“Abbiamo totale fiducia in Genish, è il nostro uomo”, ha detto il portavoce. “Ma è un uomo libero, e se lavorare con Elliott non lo soddisfa, trarrà le sue conclusioni”.

Il fondo americano, prima e subito dopo l’assemblea, ha ribadito il pieno supporto all’AD.

In ogni caso, il voto è passato, quindi se anche Genish decidesse di andarsene, ora o più avanti, il cda potrebbe nominare un altro AD senza cambiare gli assetti di governance.

Se Elliott avesse deciso di portare avanti la sua battaglia senza sostenere l’AD attuale, sarebbe invece arrivato al voto di oggi più debole.

Per quanto riguarda la nomina del presidente, Fulvio Conti — al primo posto nella lista presentata da Elliott — è in pole position, secondo una fonte vicina alla situazione.

VITTORIA DI MISURA PER ELLIOTT, CDP AGO DELLA BILANCIA

La lista Elliott ha ottenuto voti pari al 49,84% del capitale presente, che era pari al 67,15% del totale, quella di Vivendi il 47,18%.

Vivendi ha di fatto confermato di riuscire a guidare il 30% circa del capitale, di cui il 23,9% detenuto direttamente, come successo nelle passate assemblee su temi di governance. Oggi ha votato per la sua lista il 31,7% del capitale oridnario.

La parte che si è presentata dissenziente, oggi al 33,5%, sarebbe andata sotto senza il sostegno della Cassa depositi e prestiti, che con il suo 4,8% ha spostato l’esito della votazione a favore del fondo attivista, come affermato dal portavoce di Vivendi.

Secondo la società francese quella di oggi non è una vittoria del mercato, ma conseguenza di una decisione presa da “un’agenzia governativa”, la Cdp, che ha spostato gli equilibri a favore di Elliott.

Fin dall’inizio esponenti del governo non hanno nascosto la loro preferenza per l’azione del fondo Usa e oggi il ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda, è intervenuto, dicendo che Tim deve diventare una public company e deve accelerare sulla separazione della rete.

L’accelerazione sulla rete è il punto chiave del piano del fondo attivista.

VIVENDI PIU’ LIBERA SU MEDIASET CON MINORANZA CDA TIM

Il cosiddetto controllo di fatto di Vivendi su Telecom Italia ha portato nei mesi scorsi a diversi contenziosi.

La posizione di Vivendi in Tim è passata al vaglio: del comitato per il golden power; dell’autorità antitrust europea, che ha imposto a Tim la cessione di Persidera; della Consob che ha chiesto alla sua omologa francese se il gruppo francese non debba consolidare in bilancio Tim e quindi anche il suo debito.

Questioni che con la mossa di oggi “sembrano sparire fuori dalla finestra”, secondo il portavoce di Vivendi. “Non vediamo come, in questa situazione, il controllo de-facto (di Vivendi su Tim) possa continuare”.

Il portavoce non ha citato la delibera dell’autorità italiana delle telecomunicazioni, contro la quale pende un ricorso al Tar, che ha imposto a Vivendi di alleggerire la posizione in Tim o in Mediaset.

Ma la mossa di oggi potrebbe interessare anche quell’ambito. Se Vivendi non venisse più considerato socio di controllo di Tim, potrebbe venire meno il divieto imposto dalla legge Gasparri.

E da qui in avanti il mercato può fare tutte le ipotesi che vuole, dalla rapida uscita di Vivendi dall’Italia, a un’integrazione tra Tim e Mediaset, dopo la cessione della rete, in accordo con il gruppo francese.

Infatti, oggi in borsa, non festeggia solo Tim che mette a segno un rialzo di oltre il 2% dopo una partenza debole, sulle aspettative di una rapida separazione della rete che crei valore, ma anche Mediaset con un +3% circa.

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