April 24, 2018 / 12:07 PM / 5 months ago

Pop Bari, il 29 assemblea, soci chiedono tutele dopo calo azioni

ROMA (Reuters) - In vista di domenica 29 aprile, quando Popolare di Bari riunirà l’assemblea sul bilancio 2017, cinque associazioni che rappresentano quasi 2.000 soci sollecitano garanzie contro la svalutazione delle azioni.

“Chiederemo ai vertici quali interventi intendono porre in essere per garantire il livello dei titoli in vista della trasformazione in società per azioni”, spiega Vincenzo Laudadio, legale del Comitato per la tutela degli azionisti costituito da Adusbef, Codacons, Codici, Confconsumatori ed Unc.

Le azioni sono illiquide da anni, una situazione che riguarda altre banche non quotate e che è peggiorata da fine 2015, quando sono finite in procedura di risoluzione Banca Marche, Etruria, Carichieti a CariFerrara.

Nel tentativo di dare una prospettiva ai circa 70.000 azionisti, il 30 giugno 2017 l’istituto pugliese ha abbandonato il sistema di aste interne e si è quotata sul mercato Hi-Mtf, ma gli scambi continuano ad essere rarefatti.

L’ultima transazione è del 9 febbraio scorso, quando sono passate di mano 300 azioni a 6 euro. Il prezzo minimo di inserimento è nel frattempo sceso a 5,7 euro, una svalutazione del 24% rispetto ai 7,5 indicati come valore medio dalla banca e del 40% dai 9,5 euro validi fino all’assemblea di aprile 2016.

Aduc, associazione che segue in proprio circa 700 azionisti, ritiene possibile un ulteriore calo a 5,40 euro in corrispondenza dell’assemblea. Come prevedono le regole del mercato, il prezzo minimo si riduce del 4% ogni bimestre se i volumi scambiati sono inferiori allo 0,1% della capitalizzazione.

“Le azioni sono comunque destinate a scendere perché Popolare di Bari è sopravvalutata. A 5,7 euro il rapporto ‘price to book value’ è pari a circa 0,7. Ubi e Banco Bpm quotano a 0,4”, dice Giuseppe D’Orta, delegato Aduc per la tutela del risparmio.

Antonio Pinto, altro legale del Comitato di tutela, ritiene congruo un valore nominale pari a 5 euro ad azione pur precisando che “senza poter visionare il bilancio non è possibile esprimere un giudizio”.

Popolare di Bari, che a 5,7 euro capitalizza poco più di 900 milioni, punta sulla fine del principio ‘una testa un voto’ per attirare investitori e rendere più liquide le azioni.

Il 21 marzo la Corte costituzionale ha respinto i ricorsi contro la riforma che obbliga le popolari con oltre 8 miliardi di attivi a trasformarsi in società per azioni.

Dopo il deposito della sentenza toccherà al Consiglio di Stato riunirsi e ‘scongelare’ la riforma, sospesa da gennaio 2017.

In attesa di novità su questo fronte, la prospettiva peggiore per i soci attuali è il lancio di un aumento di capitale, smentito da una fonte vicina alla banca ma ritenuto indispensabile da alcuni banchieri.

Un’iperdiluizione potrebbe rendersi necessaria, secondo un analista, per suscitare l’interesse di investitori istituzionali, i quali nei mesi scorsi hanno offerto mezzi freschi a Creval e Carige.

Creval oggi ha un ‘price to book value’ di 0,65, ma ha emesso 7 miliardi di nuove azioni a 10 centesimi l’una, nei fatti azzerando l’investimento dei soci che non hanno sottoscritto. Al momento del lancio, l’aumento da 700 milioni corrispondeva a circa otto volte la capitalizzazione di mercato.

Carige ha emesso 50 miliardi di nuove azioni a un prezzo di un centesimo l’una.

Al 31 dicembre 2017 Popolare di Bari aveva sofferenze pari al 22% degli impieghi e ulteriori rettifiche potrebbero erodere i buffer di capitale sotto i livelli regolamentari.

Il cuscinetto più sottile è in termini di Total capital ratio, un indicatore che a fine 2017 era pari al 12,7%, superiore di appena 1,15 punti (circa 130 milioni) al requisito Srep. I crediti deteriorati avevano un valore di 2,7 miliardi al 30 giugno 2017.

Il total capital ratio comprende anche il capitale di minore qualità o Tier 2, costituito principalmente da obbligazioni ibride e subordinate.

Il debito Tier 2 è soggetto ad ammortamento ed è difficile sostituirlo: la banca al momento non emette sui mercati internazionali, mentre collocamenti presso piccoli investitori sono problematici dopo le perdite inflitte ai risparmiatori delle quattro banche.

—ha collaborato Valentina Za da Milano

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