19 luglio 2017 / 10:13 / 3 mesi fa

Btp prosegue trend positivo in attesa meeting Bce, volumi bassi

MILANO (Reuters) - I Btp mostrano un esiguo rialzo a fine mattinata, confermando però, in attesa del meeting Bce di domani, il trend positivo in atto già da venerdì scorso.

** Secondo gli operatori, in conferenza stampa il presidente Mario Draghi potrebbe ammorbidire i toni rispetto al discorso di Sintra di fine giugno, pur rimanendo un largo consensus sul fatto che già a settembre la Bce fornirà i primi dettagli su tempi e modi della riduzione dello stimolo monetario.

* “Domina l‘attesa per la Bce, con qualche ricopertura sull‘obbligazionario, anche se con volumi veramente bassissimi” spiega un trader milanese. “Credo che se Draghi terrà un atteggiamento neutrale i Btp potrebbero risalire ancora”.

** Stamane il banchiere centrale francese Villeroy de Galhau ha affermato che resta la necessità di una politica monetaria accomodante da parte di Francoforte nonostante i progressi dell‘inflazione.

** “Con il rialzo dei tassi e dell‘euro dopo Sintra, di fatto un piccola stretta monetaria c‘è già stata: per la Bce potrebbe per ora essere sufficiente così”, aggiunge il trader.

** Il tasso sul Btp decennale si è riportato stamane in area 2,18%, ovvero ai minimi da circa due settimane. Lo spread Btp-Bund -- dopo il netto calo di ieri legato al ‘roll’ su piattaforma Tradeweb al nuovo benchmark tedesco agosto 2027 -- rimane oggi pressoché invariato (ieri è sceso fino a 162 pb, minimo da circa due settimane).

** “Dal 15 anni in su la curva Btp resta a mio avviso cheap, questo tratto potrebbe beneficiare più di altri di un‘eventuale prosecuzione delle ricoperture”, osserva l‘operatore.

** Il Tesoro tedesco ha collocato stamane 805 milioni di Bund trentennali, con rendimento in rialzo a 1,29%. Dal Portogallo è invece giunto il collocamento di 1,75 miliardi complessivi di carta a breve (6 e 12 mesi). Domani sarà la volta dell‘offerta a medio lungo francese e spagnola, fin oltre 14 miliardi, indicizzati compresi.

** Cautela sul fronte banche centrali arriva anche dagli Usa: debolezza politica del presidente Donald Trump (che nuovamente non è riuscito a far passare al Senato la propria riforma sanitaria) e dati economici che continuano a non brillare alimentano i dubbi sulla reale capacità della Fed di procedere a un nuovo rialzo dei tassi entro fine 2017.

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