22 giugno 2017 / 11:59 / tra 4 mesi

Intesa, da analisti giudizio positivo deal venete, dubbi su ok autorità

Il Ceo di Intesa SanPaolo, Carlo Messina durante l'assemblea degli azionisti della banca a Torino. REUTERS/Giorgio Perottino

** In un contesto bancario debole colpito da prese di beneficio, Intesa Sanpaolo tiene le posizioni accumulate ieri dopo l‘annuncio dell‘offerta al prezzo simbolico di 1 euro su Popolare Vicenza e Veneto Banca, ripulite dagli asset deteriorati e rischiosi, subordinata al fatto che ci sia un impatto neutro sul Cet1 e sulla politica di dividendi.

** Il giudizio degli analisti sull‘operazione è generalmente positivo sia per il sistema bancario italiano, perché elimina un fattore di incertezza e scongiura la risoluzione delle due banche, sia per Intesa in quanto ritenuto sostanzialmente neutro sull‘eps del 2018 e addirittura accrescitivo dal 2019. “Paragonata allo scenario iniziale di un contributo privato da 1,25 miliardi condiviso è una soluzione win-win per Intesa e le altre banche italiane”, scrive, infatti, Carlo Tommaselli di Credit Suisse nel report odierno.

** Gli unici dubbi riguardano la sostenibilità della politica dei dividendi e l‘opportunità per Intesa di cercare occasioni di crescita esterna nell‘asset management piuttosto che nel retail domestico. “Dal punto di vista strategico secondo noi il mercato avrebbe preferito un‘operazione al di fuori del business del retail banking domestico (ad esempio nell‘asset management)”, scrive Giovanni Razzoli, analista di Equita sim nel daily odierno. Anche Mediobanca Securities parla di interrogativi strategici pendenti tra cui la sostenibilità della politica di dividendi e le priorità strategiche nell‘asset management, nel private banking e del settore assicurativo rispetto al retail domestico.

** Ma soprattutto gli analisti si chiedono se e in che misura le autorità europee daranno il via libera a un‘operazione che richiede un intervento importante da parte del governo. Le condizioni restrittive poste da Intesa infatti, richiedono che il governo intervenga nel finanziamento della bad bank in cui confluiranno gli asset che la banca guidata da Carlo Messina non vuole comprare, ma anche nella ricapitalizzazione preventiva delle good banks che saranno cedute per consentire un impatto neutro sul Cet1 dell‘acquirente.

** Gli analisti di JPMorgan Cazenove stimano un tangible equity delle due banche venete di 3,9 miliardi e un debito subordinato non retail di 1 miliardo. Questo si confronta con 3,3 miliardi richiesti per la ricapitalizzazione delle good bank, 1 miliardo di oneri di ristrutturazione e accantonamenti per le cause, 2,8 miliardi di accantonamenti e un po’ di capitale per la bad bank. “Quindi anche con il burden sharing per il debito subordinato da 1 miliardo, stimiamo che c‘è uno shortfall da 2,5 miliardi almeno che dovrà essere coperta dal governo o altri”, concludono gli analisti di JPMorgan.

** “Il punto interrogativo resta comunque se la Ue consentirà al governo di intervenire pesantemente per coprire i costi di ristrutturazione e il capitale della bad bank. Ci sembra ragionevole pensare che un accordo informale fra le varie autorità sia stato già negoziato”, dice Razzoli. Mediobanca Securities vede incertezze “in particolare sull‘interpretazione della Commissione Europea in merito agli aiuti di stato e sulla capacità del governo di convertire rapidamente un decreto fissando nella pietra le condizioni”.

** Alle 12,30 Intesa Sanpaolo guadagna lo 0,69% dopo che ieri ha messo a segno un +2,45%. Volumi nella norma. Deboli UniCredit che cede 1,30% e Banco Bpm (-1,51%) che con l‘operazione Intesa-venete vedono crescere nel territorio del Veneto un importante competitor. L‘indice dei bancari italiani cede 0,50%.

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