16 marzo 2017 / 18:28 / 7 mesi fa

Banche venete, Cda rispondono a Bce su piano salvataggio

MILANO (Reuters) - I Cda di Veneto Banca e Pop Vicenza si sono riuniti oggi per elaborare e le risposte alla Bce sui piani di salvataggio che Francoforte ha chiesto alle due banche su base stand alone e che in serata sono state inviate.

I board, riferiscono alcune fonti a diretta conoscenza della situazione, non hanno tuttavia ancora avanzato, nell‘ambito dei business plan, una richiesta formale di intervento dello Stato con una ricapitalizzazione precauzionale e successiva fusione, strada comunque che le due banche intendono percorrere.

“L‘auspicio è ovviamente quello di un percorso comune che, con un aumento precauzionale, possa poi portare ad una fusione, ma le banche non possono decidere da sole”, commenta una fonte.

La Vigilanza europea avrebbe in particolare chiesto dei chiarimenti sul fabbisogno patrimoniale delle due banche come entità separate, sia attraverso capitali privati che con un‘eventuale intervento dello Stato.

L‘ipotesi sulla quale si è iniziato a lavorare nei colloqui avviati con il Tesoro e le autorità europee è quella di un aumento, considerate le due banche insieme, da 5 miliardi oltre al miliardo circa anticipato da Atlante.

“La materia è complessa, ci si muove su un terreno nuovo dal punto di vista delle normative europee, e ci potrebbero essere molti aggiustamenti”, dice una seconda fonte.

Il fondo Atlante, che ha salvato le due banche venete in occasione della fallita Ipo investendo in aumento di capitale complessivamente 2,5 miliardi, e che si è già impegnato per 938 milioni nella prossima ricapitalizzazione, potrebbe intervenire nell‘aumento con 1,7 miliardi. I segnali che però arrivano dai soci sottoscrittori di Atlante sembrano essere contrari all‘utilizzo delle risorse del fondo, che dovrebbero essere destinati agli Npl, nell‘aumento.

Oggi l‘AD di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina interpellato sul ruolo di Atlante ha risposto che il fondo “è pronto a comprare sofferenze. Mi sembra che più di quello che ha fatto non possa fare”.

Il dibattito sul tema tra i soci del fondo è comunque aperto. “Dovranno arrivare ad una posizione comune”, dice una fonte.

Per determinate l‘importo della ricapitalizzazione è determinante anche l‘esito dell‘offerta di transazione agli azionisti delle due banche per ridurre il rischio di contenziosi. L‘operazione è condizionata al raggiungimento dell‘80% di adesioni - vincolo a cui le banche possono rinunciare - e dura fino al 22 marzo.

A ieri i soci di Veneto Banca che avevano aderito sono oltre il 60%, e rappresentano oltre il 50% delle azioni. Allo scorso 7 marzo le sottoscrizioni dei soci di Pop Vicenza erano pari a poco oltre il 29% delle azioni in perimetro ma il direttore commerciale dell‘istituo Giuseppe Piccini due giorni fa aveva stimato adesioni, viste anche le manifestazioni di interesse, sopra il 60%.

Intanto oggi Francesco Micheli si è dimesso dalla carica di consigliere di amministrazione di Pop Vicenza, a decorrere da fine mese “per le crescenti responsabilità professionali connesse al suo attuale ruolo in altre società”, fa sapere la banca in una nota.

(Andrea Mandalà)

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