13 gennaio 2017 / 07:52 / 9 mesi fa

Fca, mercato per ora sposa la tesi danni contenuti da caso emissioni

(Reuters) - Per ora il mercato finanziario sembra sposare la tesi che per Fiat Chrysler (Fca) l‘indagine dell‘autorità Usa per la difesa dell‘ambiente Epa non sarà analoga al caso Volkswagen e dovrebbe quindi chiudersi senza danni gravi.

Il numero uno di Fiat Chrysler Sergio Marchionne. REUTERS/Rebecca Cook

Una fonte di settore rileva, in linea con l‘opinione di alcuni analisti, che Epa non ha contestato l‘esistenza di un software che manipola i risultati dei test, come nel caso del gruppo tedesco, ma semplicemente alcuni pezzi di software non dichiarati all‘autorità.

“La questione potrebbe riguardare il software che rimodula il controllo delle emissioni a certe temperature per evitare danni al motore”, spiega la fonte.

Questo peraltro è stato quanto rilevato dalle autorità italiane sui modelli Fiat Doblò, 500x e Jeep Renegade, che nei mesi scorsi sono entrati nel mirino dell‘autorità tedesca.

Sulla scorta di un‘interpretazione ancora positiva della vicenda le azioni in borsa oggi hanno visto un rimbalzo del 4,61%% circa, anche se dopo un calo di oltre il 15% ieri.

E’ chiaro che se Fca dovesse sopportare un peso simile a quello di Volkswagen che dovrà pagare più di 4 miliardi di dollari per chiudere il caso negli Stati Uniti le ripercussioni sul titolo sarebbero probabilmente ben più gravi.

L‘AD, Sergio Marchionne, ha respinto con decisioni le accuse dell‘agenzia Usa.

Bnp Paribas Exane, considerata la decisa smentita di Marchionne, ipotizza che l‘esito sia quello di uno scenario base, con una multa di 140 milioni di dollari nell‘ambito di una causa civile; ma considera altri due scenari con sanzioni fino a 3,9 miliardi di dollari.

Intanto allo stabilimento VM Motori in provincia di Ferrara, dove si produce buona parte dei motori Fiat Chrysler entrati indirettamente nel mirino della autorità Usa, Epa, si teme un aumento della cassa integrazione e il sindacato chiede un incontro con la società.

Lo dicono fonti sindacali, precisando che lo stabilimento che impiega circa 1.300 dipendenti ha già fatto cassa integrazione nel 2016 a causa di un calo della domanda legato anche al ‘dieselgate’ Volkswagen.

A essere sotto accusa è il software che controlla la centralina e quindi il motore.

“Buona parte dei motori vanno ad equipaggiare i modelli Jeep e Ram negli Usa”, dice Michele De Palma responsabile Fiom per il settore auto. “Il caso Volkswagen e la riduzione della richiesta di vetture diesel negli Usa ha già penalizzato la fabbrica, ora la situazione rischia di peggiorare”.

Una seconda fonte sindacale conferma.

“Ritengo irrinunciabile il fatto che l‘azienda convochi tutte le organizzazioni sindacali al fine di offrire tutti elementi di chiarezza necessari”, aggiunge De Palma.

Non è stato possibile avere un commento da Fca.

(Stefano Rebaudo)

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Redazione Milano

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