12 gennaio 2017 / 16:00 / in un anno

ANALISI - Italia, downgrade Dbrs atteso ma non troppo, eventuali effetti limitati

MILANO (Reuters) - Gli sviluppi degli ultimi giorni del panorama economico-finanziario e istituzionale italiano potrebbero ridurre le possibilità di un downgrade sovrano del paese da parte di Dbrs, la cui review si concluderà domani.

Il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan, in Parlamento. REUTERS/Alessandro Bianchi

L‘offerta odierna di Ubi Banca per tre delle quattro good bank in difficoltà, la bocciatura da parte della Consulta del referendum sull‘articolo 18, i positivi dati odierni sulla produzione industriale, indizio di una possibile crescita 2016 più solida, e in precedenza l‘istituzione del fondo pubblico da 20 miliardi di euro a sostegno del settore bancario: sono tutti elementi che -- al di là della vittoria del ‘No’ nel referendum costituzionale di dicembre -- segnano qualche miglioramento nelle aree ritenute fondamentali da Dbrs nella sua valutazione dell‘Italia.

“La decisione di ieri della Corte Costituzionale ha implicazioni positive per il Btp e riduce il rischio di un eventuale downgrade da parte di Dbrs. Quindi adesso i ‘risk event’ sono sostanzialmente ridotti” commenta la strategist di Unicredit Chiara Cremonesi.

Dbrs ha messo sotto osservazione per un possibile taglio il rating sovrano A(low) dell‘Italia lo scorso agosto citando tra i vari fattori sensibili l‘esito del referendum costituzionale, le difficoltà delle banche e le deboli prospettive di crescita.

“Il nostro scenario di base è che l‘Italia sarà confermata a A(low), ma i rischi di un downgrade sono concreti” spiega lo strategist di Natwest Markets Marco Brancolini in una nota, che attribuisce una probabilità del 30% al taglio del rating.

HAIRCUT

Il consensus di mercato resta comunque indirizzato verso un effettivo downgrade a BBB(high), che avvicinerebbe la valutazione di Dbrs a quelle di S&P, Fitch e Moody’s (rispettivamente BBB-, BBB+ e Baa2): ne seguirebbe il declassamento dell‘Italia, nei rapporti con la Bce, dalla categoria di rating AAA/A a quella BBB, con un automatico aumento degli ‘haircut’ applicati da Francoforte ai titoli di Stato italiani portati in rifinanziamento.

Nel dettaglio, l‘haircut salirebbe dallo 0,5% al 6% per i titoli di Stato con durata residua entro l‘anno, dall‘1% al 7% per le scadenze entro 3 anni (con cedola) dall‘1,5% al 9% fino a 5 anni, dal 2% al 10% fino a 7 anni, dal 3% all‘11,5% fino a 10 anni e dal 5% al 13% oltre i 10 anni.

CONSEGUENZE DOWNGRADE LIMITATE PER BANCHE ITALIANE

Brancolini calcola che “il costo marginale di detenere Btp crescerebbe fino a 10 punti base per una banca sana, di più per una banca con accesso al mercato più scarso”.

“Un downgrade potrebbe marginalmente incrementare la propensione” delle banche italiane a ridurre l‘esposizione e la duration sui Btp.

Ma le conseguenze pratiche per il settore bancario sembrerebbero comunque nel complesso limitate.

Ipotizzando un aggravio medio dell‘8% (coerente con la vita residua media del debito pubblico italiano) e considerando che l‘esposizione delle banche italiane ai p/t Bce è di circa 188 miliardi (secondo i dati Bankitalia su dicembre) ne risulta, secondo calcoli Reuters, una necessità aggiuntiva di collaterale al massimo di 15 miliardi circa.

Tuttavia in base ai dati dell‘ultimo Rapporto sulla stabilità finanziaria di Bankitalia (aggiornati a settembre), il ‘collateral pool’ -- ovvero l‘insieme degli asset depositati presso via Nazionale pronti ad essere utilizzati dagli istituti di credito in Bce -- risulta costituito da titoli di Stato (non solo italiani) solo per il 32,5% circa del totale. Ne consegue la necessità di apportare nuovo collaterale in titoli di Stato, a parità di liquidità richiesta, per meno di 5 miliardi.

COLLATERAL POOL

Nello stesso rapporto Bankitalia spiega che a fronte dell‘aumento delle richieste di rifinanziamento da parte di soggetti italiani (+35 miliardi tra marzo e settembre, a quota 186) “le banche hanno mantenuto pressoché invariato il valore degli strumenti prontamente disponibili per ulteriori prestiti, depositando presso la Banca d‘Italia nuove attività – per la quasi totalità obbligazioni bancarie garantite emesse dalle stesse banche e prestiti”.

“L‘ammontare dei titoli negoziabili disponibili al di fuori del collateral pool, in gran parte titoli di Stato, è aumentato a 249 miliardi (241 in marzo)” aggiunge via Nazionale, sottolineando che un eventuale esito negativo della review di Dbrs “avrebbe un effetto limitato sulla capacita delle banche italiane di accedere al rifinanziamento presso l‘Eurosistema”.

Anche secondo l‘agenzia di rating S&P un aumento degli haircut sui titoli di Stato italiani avrebbe effetti comunque limitati sulla banche del Paese: queste ultime, conferma l‘analista Mirko Sanna, utilizzano infatti pochi governativi come collaterale, a favore di altre tipologie di titoli.

“L‘impatto di un downgrade di Dbrs sarebbe chiaramente non positivo, ma comunque limitato. Non ci dovrebbero quindi essere conseguenze sui nostri rating bancari” afferma.

- ha collaborato Irene Chiappisi

Sul sito www.reuters.it le altre notizie Reuters in italiano. Le top news anche su www.twitter.com/reuters_italia

0 : 0
  • narrow-browser-and-phone
  • medium-browser-and-portrait-tablet
  • landscape-tablet
  • medium-wide-browser
  • wide-browser-and-larger
  • medium-browser-and-landscape-tablet
  • medium-wide-browser-and-larger
  • above-phone
  • portrait-tablet-and-above
  • above-portrait-tablet
  • landscape-tablet-and-above
  • landscape-tablet-and-medium-wide-browser
  • portrait-tablet-and-below
  • landscape-tablet-and-below