November 24, 2016 / 4:46 PM / a year ago

Diamanti, investimento solo "su misura" e a prezzi di mercato per Borsa Diamanti Italia

di Maria Pia Quaglia

MILANO (Reuters) - Scende in campo anche la Borsa Diamanti d’Italia sulla discussa vendita di diamanti in banca, un giro d’affari di circa 300 milioni nel 2015 su cui Consob ha acceso un faro dopo i dubbi sollevati dalla trasmissione d’inchiesta “Report”.

“Il consiglio direttivo della Borsa Diamanti d’Italia non ha mai condiviso che i diamanti fossero venduti a scopo di investimento a prezzi fino al doppio del listino Rapaport e senza un’attività di consulenza personalizzata”, dichiara a Reuters Borsa Diamanti d’Italia (Bdi).

Secondo la borsa, parte della Federazione Mondiale delle Borse Diamanti (WFDB), chi intende acquistare un diamante con la sola finalità di impiegare il proprio denaro deve farlo da chi “ha la professionalità per farlo ad un prezzo che rispecchia i valori di mercato - intendendo per questo il listino Rapaport - e con un certificato emesso da Gia (Gemological Institute of America), Hrd o Igi (International Gemological Institute) di Anversa”.

Il listino nato su iniziativa di Martin Rapaport per gli addetti al settore esprime i prezzi massimi all’ingrosso in dollari a cui va aggiunta l’Iva. Ma, a seconda della tipologia, il prezzo di un diamante può essere a sconto o a premio rispetto al Rapaport. Non solo, essendo ad uso esclusivo di operatori professionali, il Rapaport richiede specifiche competenze per essere interpretato.

Per questo motivo “solo una persona esperta può consigliare l’acquisto di un diamante a scopo di investimento in base alle sue caratteristiche, rapportate alla domanda e all’offerta del mercato e alle esigenze di rivendita del cliente”, sottolinea Bdi.

I RISCHI SE IL PREZZO E’ FUORI MERCATO

Intermarket Diamond Business (Idb) e Diamond Private Investment (Dpi), i due broker a cui si affidano i maggiori istituti italiani, affermano che i prezzi dei loro listini - sostanzialmente identici - includono una serie di servizi, tra cui la ricerca di un acquirente per la rivendita dei diamanti ad un prezzo certo “differenziando così la propria attività da quella delle gioiellerie”, spiega una portavoce Idb.

Nelle sue filiali Ubi Banca confronta esplicitamente i listini di Idb e Dpi con quello, tra il 30% e il 60% più basso, del broker di diamanti a cui si affida la banca bergamasca, Diamond Love Bond. Quest’ultima non si impegna al ricollocamento dei diamanti e vende esclusivamente qualità di taglio più alte con certificazione Gia.

Le banche incassano una corposa commissione sulla vendita solo per svolgere attività di segnalazione e di raccolta ordini, mentre il contratto di acquisto viene firmato dal cliente solo con il broker di diamanti partner della banca.

Sia Idb che Dpi consigliano di acquistare diamanti in un’ottica di diversificazione per una porzione limitata del proprio patrimonio complessivo e con un orizzonte di lungo.

Ma può accadere che un dipendente dell’aeronautica militare prepensionato per motivi di salute, su consiglio della propria banca, spenda quasi 33.000 euro della propria liquidazione di 56.000 in 4 diamanti taglio rotondo brillante da circa mezzo carato sigillati singolarmente in blister. Unica avvertenza della funzionaria della Banca Popolare di Cremona, di cui è cliente da una vita: tenerli per almeno 7 anni.

Sei mesi circa dopo l’acquisto Gabriele Moggi, 51 anni, ha chiesto una stima dei diamanti, tutti della massima purezza (IF), di colori fra G e I (in una scala che parte da D) e due dei quali certificati Hrd. SOSdiamanti ha assegnato alle pietre una valutazione retail di circa 8.900 euro più Iva e di 8.000 euro all’ingrosso.

Moggi deve innanzitutto sperare che l’intermediario cui si affida la propria banca, Idb, trovi un acquirente per i propri diamanti. Idb su mandato si impegna, senza nessuna garanzia, anche a ricollocare diamanti in base al listino pubblicato, a propria cura, con cadenza regolare sul Sole 24 Ore. Alla rivendita si applica una commissione di uscita decrescente nel tempo (dal 16% dopo un anno dall’acquisto fino al 7% dopo il settimo anno) “per incoraggiare a conservare i diamanti nel lungo periodo”, spiega la portavoce. Se, a meno di un anno dall’acquisto, Moggi volesse vendere e venisse trovato un compratore incassarebbe 26.900 euro, con una perdita di circa il 18%.

“Prezzi d’acquisto fuori mercato rendono il diamante, di per sè bene rifugio destinato alla diversificazione dei grandi patrimoni, un acquisto carico di rischi per il piccolo investitore”, osserva il consiglio direttivo della Bdi.

Idb, interpellata da Reuters, ricorda che ogni richiesta di ricollocamento in 40 anni di attività è sempre stata soddisfatta. Per chi ha conservato i diamanti acquistati per almeno quattro anni, inoltre, i ritorni sono stati sempre positivi anche in presenza di bassa inflazione. Dpi non ha voluto commentare. Non hanno voluto commentare Banco Popolare, cui fa capo Popolare di Cremona, e Unicredit, quest’ultima fra le prime banche a offrire diamanti cosiddetti “da investimento” alla propria clientela retail.

Un fenomeno prettamente italiano, secondo Bdi, quanto a modalità e tipologia di clientela, quella retail.

Nessun commento neanche da Intesa Sanpaolo che si assicura che i diamanti siano venduti solo ai clienti con un patrimonio non inferiore ai 100.000 euro e per un importo non superiore ai 50.000 euro.

BANCHE CHIAMATE IN CAUSA, CONSOB INDAGA

Giuseppe D’Orta, responsabile nazionale Aduc per la tutela del risparmio, punta il dito contro le banche, anche se formalmente non sono parte del contratto di acquisto , perchè non controllano a che prezzi vengono venduti i diamanti nelle proprie filiali.

Alla luce dei casi sollevati sulla stampa, Consob ha avviato una revisione della materia “per vedere se occorra intervenire sul piano regolamentare o con specifiche raccomandazioni, se ci siano aree grigie o vuoti normativi che occorre colmare, se ci siano stati abusi che debbano essere segnalati alle autorità giudiziarie”, ha spiegato un portavoce.

Ce n’è abbastanza per spingere le banche a ripensare la vendita di diamanti. Tanto più che gli istituti di credito affermano che il business genera una quota “irrilevante” delle commissioni totali.

“I ricavi sono così bassi e il danno reputazionale potenzialmente così grande che stiamo considerando di interrompere il servizio”, ha detto una fonte di una delle maggiori banche coinvolte.

In risposta ad un quesito, Consob nel 2013 ha stabilito che la vendita di diamanti in banca non rientra nella fattispecie dell’investimento di natura finanziaria e quindi non vi deve essere applicata la disciplina in materia di offerta al pubblico. Una conclusione su cui una recente inchiesta giornalistica della trasmissione “Report” ha sollevato dubbi. La stessa Aduc intende fare ricorso all’arbitro per le controversie finanziarie presso Consob per gli acquisti di diamanti fatti con soldi disinvestiti da altri prodotti finanziari, operazioni che “ricadono in pieno nella normativa su prodotti e strumenti finanziari, specie se si è sotto regime di consulenza”. Inoltre, spiega D’Orta “il disinvestimento dei prodotti prova come ci sia stata la spinta del venditore”.

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