14 dicembre 2015 / 08:29 / 2 anni fa

Borse Asia in calo su prezzi petrolio, yuan giù

Le borse dell‘area Asia-Pacifico sono in calo a inizio settimana e la moneta cinese ha toccato la quotazione minima da 4 anni e mezzo, mentre il calo dei prezzi petroliferi va ad aggiungersi al nervosimo degli investitori in vista dell‘atteso aumento dei tassi d‘interesse negli Stati Uniti.

La Banca popolare della Cina, cioè la banca centrale di Pechino, ha continuato anche oggi a guidare al ribasso lo yuan, che ha toccato il cambio più debole contro il dollaro dal luglio 2011. L‘introduzione di un indice del tasso dello yuan contro un paniere di altre monete - una mossa che secondo i trader sgancerebbe la moneta cinese dal dollaro nel corso del tempo - ha ulteriormente pesato sullo yuan.

La decisione cinese ha anche aumentato i timori che l‘economia sia più fragile di quanto previsto. Secondo i dati pubblicati sabato scorso, la crescita della produzione industriale in Cina ha accelerato ai massimi da 5 mesi a novembre, mentre le vendite al dettaglio sono cresciute a un tasso dell‘11,2% annuo, il più forte registrato quest‘anno.

L‘indice MSCI, che non comprende Tokyo, intorno alle 8,45 è in calo dell‘1,03%. L‘indice Nikkei ha chiuso in calo dell‘1,8%.

“E’ giusto dire che i mercati saranno testati davvero nei prossimi quattro giorni, e che la (decisione della) Fed sarà un catalizzatore di volatilità da qui a giovedì”, scrive Evan Lucas, market strategist per la IG a Melbourne.

Il rialzo dei tassi statunitensi sarebbe un primo passo verso la normalizzazione delle condizioni monetarie, dopo un esteso periodo di politica di allentamento.

I prezzi petroliferi continuano a calare dopo che l‘Agenzia internazionale per l‘Energia ha avvertito che la quantità eccessiva di riserve potrebbe aumentare nel 2016. Il Brent è sceso sotto i 38 dollari a barile per la prima volta in sette anni venerdì scorso ed è attualmente a 37,8.

SHANGHAI è l‘eccezione positiva in una serie di mercati depressi e guadgna oltre il 2,5%, migliore seduta in un mese, sull‘onda dei dati sulla produzione industriale. Vanno male invece i titoli legati al congolomerato Fosun, dopo la notizia che il presidente del gruppo sta collaborando con le autorità nell‘ambito di un‘indagine. (Prada -0,19%). HONK KONG risente invece della tensione degli investitori per il possibile rialzo dei tassi Usa.

SYDNEY è invece la piazza peggiore, e perde oltre il 2%. L‘indice S&P/ASX 200 è sceso fin quasi al minimo dell‘anno, toccato a fine settembre. Le perdite hanno colpito praticamente tutti i settori.

Va male anche TAIWAN, in linea con le borse della regione, anche se sono in rialzo Siliconware e ChipMOS Technologies, due aziende del settore chip, dopo la notizia di venerdì scorso che la cinese Tsinghua Unigroup acquisterà azioni di entrambe.

SEUL ha chiuso in negativo di oltre l‘1%, mentre il won, la moneta locale, è scesa negli scambi al livello più basso da quasi tre mesi.

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