9 dicembre 2015 / 08:19 / tra 2 anni

Borse Asia giù su commodity, Shanghai volatile chiude piatta

Borse dell‘area Asia-Pacifico in terreno negativo nella seduta odierna, con i prezzi delle commodity e i dati cinesi a frenare l‘appetito degli investitori per gli asset rischiosi.

A sottolineare le difficoltà del comparto delle materie prime, l‘indice Thomson Reuters Core Commodity CRB ha toccato ieri i minimi da novembre 2002.

Secondo i dati diffusi ieri, in novembre l‘import cinese è crollato dell‘8,7%. Mentre i prezzi al consumo del mese scorso, pubblicati oggi, indicano un lieve incremento mantenendosi tuttavia ben al di sotto del target del 3% fissato dal governo per il 2015. Il dato ha registrato un aumento dell‘1,5% su anno, oltre le attese degli analisti di 1,4%. I prezzi alla produzione invece hanno mostrato una flessione del 5,9%, in linea con le attese e invariati rispetto al mese precedente.

Gli analisti individuano anche nella debolezza dello yuan un fattore che penalizza l‘export delle commodity. “L‘indebolimento dello yuan suona come un campanello d‘allarme per la maggior parte degli esportatori preoccupati che la domanda cinese sia destinata a ristagnare”, scrive Angus Nicholson, market analyst presso IG a Melbourne.

Pesa ancora la decisione Opec di non tagliare i suoi target di produzione.

L‘indice MSCI, che non comprende Tokyo, intorno alle 8,30 è in calo dello 0,4%. L‘indice Nikkei ha chiuso in ribasso di 0,98%.

SHANGHAI riesce a portarsi in chiusura appena sopra la parità grazie ai titoli immobiliari, tonificati dalle politiche governative di sostegno, con le compagnia di assicurazione impegnate ad accaparrarsi azioni delle principali società di real estate del Paese. Stabilità anche nel comparto risorse con i produttori di metallo rassicurati dalle aspettative di consolidamento.

HONG KONG (-1,65%), al contrario, è in linea con gli altri indici, depressa dalla situazione globale stagnante e dalla cautela degli investitori che si aspettano un aumento dei tassi Usa la prossima settimana. In controtendenza Prada che balza del 2,3%.

SYDNEY chiude di nuovo in calo ai minimi da tre settimane con il tonfo dei titoli bancari che annulla l‘effetto del rimbalzo dei settori minerario ed energetico.

SEUL subisce la sesta chiusura negativa con gli investitori preoccupati per il calo dei corsi di petrolio e commodity.

Chiusura pesante per TAIWAN a -1,4%.

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