30 aprile 2015 / 09:51 / tra 2 anni

Banche, Padoan: riforma procedure fallimentari in tempi brevi

Il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan nell'ottobre 2014 a Washington. REUTERS/Joshua Roberts

ROMA (Reuters) - Mentre prosegue il negoziato con la Commissione europea sulla ‘Bad bank’ propriamente detta, il governo sta studiando con “ritmi serrati” misure che semplifichino le procedure fallimentari e rendano più semplice per le banche vendere sul mercato i crediti deteriorati.

“Il costo economico della giustizia in Italia è intollerabile, le stime parlano di numeri da brivido in termini di punti percentuali di Pil”, dice il ministro dell‘Economia, Pier Carlo Padoan, intervenendo al Salone della giustizia.

“Stiamo cercando con successo di introdurre misure che semplifichino le procedure fallimentari in tema di crediti e che abbiano come effetto immediato un significativo accorciamento dei tempi, della ‘litigation’. È un risultato raggiungibile, ci stiamo lavorando in tempi serrati”, ha detto Padoan.

L‘obiettivo è rendere “più attraente l‘ingresso di operatori che trovino conveniente scambiare crediti in sofferenza”.

Il progetto di Bad bank si articola su più interventi, il principale dei quali è la creazione di un veicolo che, forte di una garanzia pubblica, compri le sofferenze dalle banche.

La Commissione europea si è però mostrata intransigente nel ritenere che il piano italiano violi la nuova normativa sugli aiuti di Stato.

“Quando siamo andati a parlare a Bruxelles la Commissione ci ha risposto che le regole della concorrenza impediscono agli Stati di mettere garanzie”.

In ogni caso “è in corso un dialogo costruttivo con la Commissione europea per trovare una soluzione che rispetti la normativa e sia utile dal punto di vista del governo italiano”, ribadisce Padoan.

È proprio perché il negoziato con Bruxelles non fa passi avanti che l‘esecutivo ha deciso di accelerare i tempi sulle altre misure del pacchetto. Oltre a semplificare le procedure fallimentari, il ministero dell‘Economia vuole ridurre a 1 da 5 anni l‘arco temporale entro il quale è possibile dedurre fiscalmente le perdite da svalutazione.

L‘Italia si allineerebbe così alla maggior parte dei Paesi europei disinnescando anche il rischio di una possibile procedura di infrazione per le Dta, le Deferred tax asset.

Le DTA delle banche italiane (55 miliardi a fine 2014)derivano in larga misura proprio dal limite alla deducibilità fiscale delle rettifiche di valore su crediti.

Bankitalia spiega che quasi l‘80% di questi attivi, 43 miliardi, sono trasformabili in crediti di imposta al verificarsi di determinati eventi: bilancio in perdita, liquidazione, assoggettamento a procedure concorsuali).

(Giuseppe Fonte)

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