29 gennaio 2015 / 14:58 / tra 3 anni

Italia, S&P: da euro e greggio contributo a Pil, ma 2015 resta debole

MILANO (Reuters) - L‘euro debole e la discesa del greggio aiuteranno l‘economia italiana anche se, dopo anni di recessione, la crescita del 2015 sarà appena percettibile, inferiore alla media europea.

Italia, S&P: da euro e greggio contributo a Pil, ma 2015 resta debole. REUTERS/Dado Ruvic

Sono le previsioni di Standard & Poor’s presentate oggi in una conferenza dedicata all‘outlook 2015 per l‘Italia.

Come spiegato dal capo economista Emea dell‘agenzia, Jean-Michel Six, i bassi prezzi petroliferi garantiranno un contributo dello 0,2% sui consumi privati in Italia e dello 0,4% nella zona euro; sulla crescita del Pil l‘impatto è stimato in uno 0,1% per l‘Italia e un po’ di più, 0,2%, per l‘eurozona.

L‘Italia invece sarà uno dei paesi che beneficerà maggiormente del deprezzamento dell‘euro, alla luce della “forte elasticità sui prezzi all‘export”: +0,5% il contributo stimato sulle esportazione italiane contro lo 0,3% dell‘area euro.

“Il deprezzamento continuerà, vediamo un euro/dollaro sulla parità verso fine 2015, e lì dovrebbe rimanere nel 2016” afferma Six. “La crescita italiana del 2015 sarà tutta esportazioni, in quanto gli investimenti resteranno negativi e i consumi piatti”.

Per l‘anno in corso S&P stima un incremento del Pil italiano dello 0,2-0,3% (+0,8% nel 2016), in linea con le previsioni già indicate in dicembre in occasione del downgrade sovrano del paese.

L‘economista di S&P esprime poi apprezzamento per il quantitative easing. Ma allo stesso tempo invita a non “eccedere con l‘entusiasmo”, in quanto gli effetti non saranno immediati (i benefici maggiori sono previsti nel 2016-2017) e “la Bce si è mossa tardi, in uno stadio avanzato della crisi”.

CREDIT CRUNCH FINITO IN ITALIA

S&P osserva il progressivo miglioramento delle condizioni creditizie, parlando di fine del ‘credit crunch’ in Italia.

Secondo il responsabile corporate rating Renato Panichi, nel 2014 c‘è stata una forte compressione degli spread, inizialmente soprattutto sul sovrano poi progressivamente anche su banche e aziende.

“Questa tendenza proseguirà nel 2015” afferma Panichi, che però avverte: “non significa che ci sarà un aumento del credito, la domanda è ancora debole”.

L‘analista sottolinea inoltre come il 2014 sia stato un anno record per le emissioni high yield in Italia: circa 13 miliardi su un totale di 25 di emissioni lorde corporate.

“È una delle conseguenze della progressiva disintermediazione bancaria che ha portato per la prima volta numerose società sul mercato” spiega l‘analista. “Nel 2015 si potrebbe fare anche di più”.

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