January 15, 2015 / 1:38 PM / 4 years ago

Sondaggio Reuters: Italia su orlo deflazione in 2015, Pil +0,4%

MILANO (Reuters) - Dopo un triennio di recessione l’economia italiana tornerà a crescere debolmente quest’anno, ma in misura inferiore alle già poco entusiasmanti stime del governo.

Un grande magazzino espone i saldi nel centro di Roma, 3 gennaio 2015. REUTERS/Alessandro Bianchi

E’ quanto emerge dal sondaggio trimestrale condotto da Reuters, che ha interpellato 22 economisti di previsori privati tra il 9 e il 13 gennaio.

La mediana delle attese degli economisti converge su una crescita dello 0,4%, leggermente peggiore rispetto allo 0,5% indicato tre mesi fa, allargando dunque la distanza dalla stima ufficiale del governo, pari allo 0,6%.

Il primo trimestre del 2015 sarà il primo con un debole segno più davanti all’indicatore del Pil, segno che manca dalla metà del 2011 e che, invece, nelle attese accompagnerà tutte le singole frazioni dell’anno in corso.

Il supporto principale alla ripresa dell’attività economica arriverà dal crollo dei prezzi del petrolio e dall’indebolimento dell’euro, che fungerà da traino all’export.

Il rapporto deficit/Pil non intraprenderà una china discendente ma resterà comunque sotto il limite europeo del 3%. Le mediana delle stime proietta infatti un disavanza al 2,9% sia quest’anno che il prossimo.

“L’Italia uscirà gradualmente dalla recessione nel primo trimestre. Il motore potrebbe essere duplice: innanzitutto l’impatto positivo sul reddito disponibile delle famiglie derivante dalla discesa del prezzo del petrolio e l’indebolimento del cambio euro/dollaro”, commenta Paolo Pizzoli, economista di Ing.

“La parte centrale dell’anno sarà probabilmente quella più ‘corposa’ in termini di crescita, grazie anche a qualche effetto positivo dell’Expo di Milano”, aggiunge Pizzoli.

D’altra parte, proprio lo shock sui prezzi delle materie prime, ha peggiorato nettamente le già deboli prospettive d’inflazione, fiaccate dalla perdurante debolezza della domanda interna. La mediana proietta infatti un incremento dei prezzi di appena lo 0,1% nel 2015, contro la stima di ottobre di 0,7%.

La gelata dei prezzi unita a una crescita stentata riguardano l’intera zona euro e sembrano in procinto di innescare un inedito piano di acquisto di titoli di Stato da parte della Banca centrale europea.

Ma la danza dell’economia sull’orlo della deflazione rappresenta un rischio in più per un Paese con un debito pubblico destinato a restare oltre il 130% del Pil (133,9% la stima per quest’anno contro il 135,2% indicato tre mesi fa).

Il quantitative easing “è una misura necessaria, ma questo non vuol dire che determinerà necessariamente un’inversione di marcia per la crescita e l’inflazione. Molto dipenderà dai dettagli del programma, che ancora non conosciamo”, sostiene Paolo Mameli, economista di Intesa Sanpaolo.

In questo quadro, gli economisti si aspettano un tasso di disoccupazione medio nel 2015 al 13,1%, solo in marginale allontamento ddal livello record segnato a novembre dello scorso anno, ovvero il 13,4%.

“L’anno scorso si è chiuso in maniera particolarmente negativa per il mercato del lavoro italiano. In parte questo probabilmente è dovuto alla strategia delle imprese, che hanno preferito aspettare l’entrata in vigore del Jobs Act”, dice Pizzoli.

Secondo l’economista, in questo senso i dati sugli occupati del primo trimestre avranno un’importanza cruciale per capire l’entità del contributo dei consumi interni alla crescita nel 2015.

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