3 novembre 2014 / 09:28 / tra 3 anni

Unicredit, Ghizzoni: cedole almeno in linea con anno scorso, fuori da partita Mps

MILANO (Reuters) - Unicredit ribadisce che non entrerà nella partita Mps e promette dividendi sul 2014 quanto meno in linea con l‘anno prima.

l'AD di Unicredit Federico Ghizzoni . REUTERS/Paolo Bona

In un‘intervista ad Affari&Finanza di Repubblica l‘AD Federico Ghizzoni dice a proposito del necessario rafforzamento patrimoniale di Mps dopo gli stress test: “Di questa partita noi siamo spettatori non attori. Io peraltro sono certo di un esito positivo”.

Sui conti del gruppo, l‘AD conferma la previsione di 2 miliardi di utile per il 2014 e “contiamo di vederli crescere il prossimo anno”, mentre per quanto riguarda i dividendi dice: “Ci saranno, certamente in linea con l‘anno scorso e a determinate condizioni potrebbero essere superiori”.

Sui conti 2013, chiusi con una perdita record di 14 miliardi per accantonamenti straordinari, il Cda lo scorso marzo aveva deliberato la distribuzione di un ‘scrip dividend’ da riserve di utili di 10 cent con attribuzione di azioni UniCredit di nuova emissione oppure, su specifica richiesta degli azionisti, mediante versamento in contanti.

PREOCCUPAZIONE PER POSSIBILI NUOVE RICHESTE FSB SU CAPITALE

Nell‘intervista, Ghizzoni esprime poi qualche timore sulle prossime indicazioni dei regolatori: “C‘è preoccupazione in tutto il sistema perché il Financial Stability Board si appresta a presentare al prossimo G20 di Brisbane la proposta di aumentare significativamente i requisiti di capitale per le banche globalmente sistemiche. Non si conoscono i numeri della proposta ma si parla di un capitale totale tra il 16% e il 20% degli attivi ponderati per il rischio”.

Le banche, sottolinea il manager, “ovviamente si adegueranno alle prescrizioni ma invito tutti a riflettere sugli effetti collaterali, ovvero al fatto che un minuto dopo il mercato, come abbiamo già visto con Basilea III, chiederà a tutte le banche e non solo a quelle globalmente sistemiche di adeguarsi, determinando una nuova frenata nell‘erogazione di credito e quindi dell‘economia”.

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