29 agosto 2014 / 10:44 / tra 3 anni

Squinzi: situazione economica drammatica, serve scossa al Paese

Il numero uno di Confindustria Giorgio Squinzi. REUTERS/Remo Casilli

RIMINI (Reuters) - La situazione economica del Paese, con i dati di questa mattina sulla disoccupazione in continua crescita, i prezzi al consumo in calo ed il Pil che non cresce, è drammatica e serve una scossa al paese da parte del governo.

È questo il messaggio che il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi ha lanciato dal palco del Meeting ciellino dell‘amicizia di Rimini.

“Il nostro Paese negli ultimi 20 anni almeno sta vivendo al di sopra dei propri mezzi e ha bisogno di una scossa. Da tempo il Pil è un dato negativo, nel 2012, nel 2013. Nel 2014 0,2/0,3: un altro dato negativo. Dobbiamo dire che chi ci governa prenda quelle decisioni anche dolorose che ci portino verso la crescita”, ha detto Squinzi.

In precedenza, commentando il dato Istat sulla disoccupazione, il presidente di Confindustria aveva detto: “E’ un dato drammatico che parla di una discesa ulteriore dell‘occupazione. È questo quello sul quale dobbiamo riflettere e questo non può che affrontarlo l‘impresa [...]. Dobbiamo essere pronti a fare sacrifici e serve alla politica indicare quali sono, ma senza una crescita delle imprese non ci sarà ripresa. Finora le famiglie si sono fatte carico di una disoccupazione giovanile al 43%, ma ora bisogna decidere quale modello vediamo per il futuro del nostro Paese. Noi siamo un Paese manufatturiero e dobbiamo rendere le nostre imprese competitive e capaci di creare nuovo lavoro”.

Senza mai citare il presidente del Consiglio Matteo Renzi, Squinzi ha sollecitato più volte il governo a prendere in mano la situazione e indicare “la via” per una ripresa economica e la necessità di indicare nuovamente politiche industriali.

“Non possiamo permetterci di continuare a perdere pezzi del manufatturiero, come la siderurgia o la chimica... Talvolta si criticano gli stranieri che comprano pezzi delle imprese italiane: gli imprenditori non vendono se possono operare in modo corretto nel proprio Paese. La nazionalità dei capitali non è così importante come il cervello e le mani di chi opera”.

Perentorio il messaggio finale al governo: “La fiducia può venire solo dal percepire che la politica ha una visione del futuro, deve dirci dove va e come”.

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