July 18, 2014 / 11:34 AM / 4 years ago

Eni, crisi raffinazione, sindacati proclamano sciopero generale il 29 luglio

MILANO (Reuters) - I tre sindacati confederali del settore, Filctem-Cgil, Femca-Cisl e Uiltec-Uil, hanno proclamato lo sciopero generale di tutti i dipendenti dell’Eni ENI.MI il prossimo 29 luglio, e di due ore nelle raffinerie di altre aziende per protestare contro la decisione della major petrolifera di mettere in discussione il settore della chimica e della raffinazione con la possibilità di chiusura di cinque raffinerie in Italia.

Il logo dell'Eni a San Donato Milanese, vicino a Milano, 5 febbraio 2013. REUTERS/Stefano Rellandini

“Il coordinamento unitario dei tre sindacati ha deciso di proclamare lo sciopero generale il prossimo 29 luglio di tutti i dipendenti Eni e delle società collegate e per due ore nelle raffinerie di altre aziende”, ha detto a Reuters il segretario generale Filctem-Cigl, Emilio Miceli.

Alle 15,00 dello stesso giorno è prevista la manifestazione a Roma e un presidio davanti a Montecitorio.

L’astensione dal lavoro, è stato poi precisato in un comunicato congiunto dei tre sindacati, coinvolgerà tutte le aziende del gruppo - impianti di raffinazione, produzione e perforazione, impianti chimici e petrolchimici, sedi direzionali, depositi, uffici commerciali e amministrativi, aziende territoriali - oltre allo sciopero di due ore, da definire a livello locale, di tutti gli impianti di raffinazione sul territorio nazionale. Complessivamente saranno oltre 30.000 i lavoratori interessati.

Il cuore del problema, spigano i sindacati, è la profonda crisi in atto nel sistema della raffinazione italiana, culminata con la chiusura di tre raffinerie – oltre alla drammatica situazione di Gela, dove rischiano il lavoro più di 3500 persone tra dipendenti diretti e indotto – e dalle posizioni recentemente rese note da Eni sul blocco degli investimenti.

Eni ha comunicato ai sindacati la volontà di garantire la continuità operativa solo per la raffineria di Sannazzaro (Pavia) e della propria quota (50%) del sito di Milazzo. In discussione invece le cinque raffinerie di Gela, Taranto e la seconda fase di Porto Marghera, oltre al petrolchimico di Priolo, a Siracusa. Relativamente a Gela sarebbero stati revocati 700 milioni di investimenti.

Ieri, in un incontro al ministero allo Sviluppo economico, è stato deciso di avviare un tavolo tecnico che coinvolga anche i sindacati, l’Eni e il presidente della Regione Sicilia, Rosario Crocetta.

“La prossima settimana saranno aperti due tavoli tecnici: uno sul settore della raffinazione per l’Italia e l’altro per Gela con Eni e i sindacati. Si comincia a trattare, partendo dal fatto che Eni deve presentare un piano industriale che sia credibile e su questo c’è piena condivisione fra governo nazionale e regionale”, ha ieri detto Crocetta al termine della riunione.

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