18 giugno 2014 / 12:17 / tra 3 anni

Abi consegna a Padoan dossier su asimmetrie fiscali banche italiane

ROMA (Reuters) - Le banche italiane non hanno chiesto privilegi fiscali ma al ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, che ha partecipato al comitato esecutivo di oggi, hanno ribadito la necessità che gli istituti residenti non siano discriminati fiscalmente rispetto ai loro competitor europei.

Il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan. REUTERS/Thomas Peter

Lo ha detto il presidente dell’associazione bancario Antonio Patuelli ai giornalisti al termine dell’esecutivo.

“E’ stato un incontro costruttivo. Abbiamo consegnato al ministro un dossier sulle asimmetrie di carattere fiscale delle banche rispetto agli altri paesi europei”, ha detto Patuelli.

“Non vi è nessuna richiesta di alcun privilegio ma solo la richiesta che le banche operanti in Italia non subiscano discriminazioni rispetto alle banche operanti in altri Paesi”, ha aggiunto.

Patuelli ha detto di aver già risposto alle sollecitazioni del premier Matteo Renzi, che ieri ha detto che ora le banche non hanno più alibi a non dare credito, dopo i nuovi strumenti di sostegno annunciati dalla Bce.

Patuelli ha ricordato i dati, diffusi ieri, sulla crescita dei nuovi mutui nei primi quattro mesi dell’anno e dello sforzo di ricapitalizzazione in atto nel sistema.

“Abbiamo dato segnale di pieno interesse di usufruire nella maniera più costruttiva delle nuove risorse che la Bce indirizza tramite le banche alle imprese, da settembre, perché c’è un lavoro istruttorio della Bce”.

Secondo il documento di 41 pagine che Abi ha anche distribuito alla stampa, le banche italiane negli ultimi 6 anni hanno rafforzato il capitale per 40,6 miliardi, contando anche le operazioni in corso quest‘anno che valgono 10,5 miliardi.

“Lo sforzo di ricapitalizzazione è volto in ultima analisi a mettersi in condizioni di poter erogare maggior credito quando qualità e quantità della domanda lo consentiranno”, si legge nel dossier consegnato al ministro.

La crisi economica ha determinato una “netta caduta” della redditività del settore negli ultimi cinque anni, con rettifiche su crediti che prima della crisi del 2008 erano in media (anni 1997-2007) a 7 miliardi e hanno superato nel 2013 i 31 miliardi di euro con una media nel periodo 2008-2012 di 15 miliardi di euro.

Elencando poi le penalizzazioni fiscali lamentate dalle banche, il dossier indica per prima l‘addizionale straordinaria dell‘8,5% per l‘Ires 2013, introdotta tra le fonti di copertura per l‘abolizione della seconda rata dell‘Imu prima casa, che ha elevato al 36% l‘aliquota Ires per le banche per il 2013 “rispetto alla misura ordinaria prevista per le altre imprese, che è rimasta ferma alla percentuale del 27,5%”.

Qui le banche sostengono che l‘ulteriore balzello si aggiunge a una pressione fiscale già 15 punti percentuali superiori ai competitor europei e che questo svantaggio, oltre che sulle banche, si riflette anche “negativamente sulla capacità del settore bancario di finanziare l’economia reale (famiglie e imprese)”.

Una maniera per bilanciare questi aggravi fiscali, propone Abi, sarebbe quella di introdurre un credito d‘imposta “d’importo corrispondente all’addizionale Ires pagata sugli utili accantonati a riserva”, che agevolerebbe anche, si spiega nel rapporto, l‘erogazione del credito grazie al rafforzamento patrimoniale.

Le banche chiedono poi che si completi il processo di revisione fiscale sulla deducibilità perdite su crediti, dal 2013 prevista in cinque anni, introducendo “la deducibilità in un solo esercizio, come è negli altri Paesi”. Poi nel dossier si chiede di eliminare la limitazione alla deducibilità a fini Ires e Irap degli interessi passivi che non trova giustificazioni, dice Abi, “se non nelle esigenze di gettito”.

(Stefano Bernabei)

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