13 giugno 2014 / 16:04 / tra 4 anni

Finmeccanica, si riaccendono riflettori su Drs e sugli Usa

ROMA (Reuters) - Un articolo di oggi del Corriere della sera ha riacceso i riflettori sulla controllata americana di Finmeccanica, l‘azienda dell‘elettronica per la Difesa Drs, acquisita nel 2008 e considerata forse l‘affare meno felice della gestione di Pier Francesco Guarguaglini.

E’ bastata la voce dell‘apertura del dossier per una possibile cessione di Drs per fare schizzare il titolo in una borsa per altro negativa: +3,29% a 6,58 euro per Finmeccanica alle 16,40.

Il neo Ad Mauro Moretti, raggiunto dai cronisti nella sua Rimini all‘assemblea locale degli industriali, non ha smentito e non ha confermato: “Le indiscrezioni non sono comunicazioni ufficiali: quando vi saranno comunicazioni ufficiali ci saranno le cose concrete”, ha detto.

Impossibile sapere di più, ma va da sé che sul tavolo del nuovo management ci siano i dossier irrisolti e le strategie del gruppo: il fronte americano è indubbiamente in cima alla lista.

Del resto è stato il predecessore di Moretti, Alessandro Pansa, a dire che “se dovessimo decidere oggi di acquisirla [Drs] non lo faremmo” (rispondendo ad un azionista all‘assemblea del 30 maggio 2013) salvo poi parzialmente rettificare dicendo che “sono convinto che l‘acquisto di Drs sia stata una soluzione strategicamente intelligente. Il problema non è stato l‘acquisto ma la gestione dove si è perseguita una integrazione insufficiente fra l‘azienda americana e il resto del gruppo. Drs è stata ristrutturata pesantemente ed è tornata a livelli di redditività allineati ai valori di mercato”, come ha risposto il 13 settembre successivo nel corso di una audizione parlamentare.

La pesante ristrutturazione è un riferimento alla correzione per circa un miliardo effettuata sul bilancio 2012 del gruppo a causa della controllata americana in un‘operazione generale di pulizia che portò a chiudere il bilancio di quell‘anno con un rosso di oltre 2 miliardi.

Negli ultimi anni non c‘è stata conference call con gli analisti nella quale il futuro di Drs non sia stato oggetto di almeno una domanda.

L‘azienda Usa dell‘elettronica per la Difesa non ha inciso solo sui conti. Da quando è stata acquisita, Finmeccanica ha sempre detto di considerare domestici tre mercati: quello italiano, quello britannico e quello statunitense. Per realizzare questa scelta ha però dovuto dare autonomia di gestione e di rappresentanza al management di Drs, facendolo diventare l‘avamposto del gruppo in terra americana e di fatto ridimensionando gli uffici di piazza Monte Grappa a Washington. Ultimo emblema di questa ritirata l‘abbandono del gruppo da parte di Simone Bemporad, Ceo di Finmeccanica North America, dal gennaio di quest‘anno passato alle Generali come direttore comunicazione.

Drs resta un problema aperto dal punto di vista strategico per il gruppo con ricadute commerciali sul mercato mondiale più pesante per l‘intero settore Difesa: gli Stati Uniti.

UN‘AZIENDA COSTATA 5,2 MILIARDI DI DOLLARI NEL 2008

L‘azienda fu acquistata nel maggio 2008 per circa 5,2 miliardi di dollari (3,4 miliardi di euro al cambio di allora) compresa l’assunzione di 1,2 miliardi di dollari di indebitamento netto. Riaprire il capitolo Drs oggi vuol dire anche verificare due condizioni. La prima è vedere a quanto la controllata è iscritta a bilancio e qual è il suo valore di mercato. La seconda è decidere se conviene al gruppo considerare ancora gli Stati Uniti un mercato domestico, passando quindi dal management Drs come proprio rappresentante in loco, o tornare a considerarlo semplicemente uno sbocco commerciale, gestito direttamente dalla casa madre.

Vi sono quindi sia aspetti politici sia aspetti contabili. Nel frattempo è cambiato il mondo rispetto al 2008.

Ai tempi dell‘acquisizione era ancora capo azienda Guarguaglini che aveva costruito, con Silvio Berlusconi presidente del Consiglio, solidi legami con l‘amministrazione americana repubblicana, legami dei quali era divenuto emblema il miliardario contratto per la fornitura dell‘elicottero presidenziale, contratto per altro poi svanito proprio con il cambio di amministrazione e l‘arrivo di Barack Obama alla Casa Bianca.

Giovanni Castellaneta era ambasciatore in Usa, dopo essere stato vicepresidente di Finmeccanica, poi consigliere diplomatico del presidente del Consiglio Berlusconi. I protagonisti di quella avventura americana di Finmeccanica sono dunque ormai lontani dal nuovo management. Tutti tranne uno, forse: uno dei referenti politici diretti di Finmeccanica in Usa era allora (fra gli altri) Jeff Bush (figlio di George W. e governatore della Florida fino al 2007) oggi fra i possibili candidati repubblicani alla presidenza Usa.

Sono questi alcuni degli elementi che Moretti ha trovato nel dossier Drs quando lo ha aperto sulla sua scrivania.

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