22 maggio 2014 / 17:24 / 3 anni fa

F2i, Maia: mandato a banche per cessione fino a 49% F2i aeroporti

MILANO (Reuters) - F2i ha dato mandato a Hsbc e UniCredit per cedere fino al 49% di F2i Aeroporti, la holding che detiene le partecipzioni del fondo nel settore aeroportuale.

Lo ha detto a Reuters il presidente di F2i Aeroporti, Mauro Maia, aggiungendo che per l‘operazione di cessione sono stati contattati oltre cinquanta potenziali soggetti interessati tra investitori sovrani, fondi pensione e fondi infrastrutturali in tutto il mondo, e che si aspetta di ricevere le offerte non vincolanti a luglio.

“C‘è già un forte interesse da parte di investitori internazionali, inclusi alcuni player ricchi di liquidità in Asia e Medio Oriente”, ha detto Maia.

Il manager non ha parlato di possibili valutazioni dell‘operazione, ma, secondo tre fonti vicine alle trattative, con la vendita del 49% di F2i Aeroporti il fondo punta a raccogliere circa 450-500 milioni di euro.

Le partecipate del fondo creato da Vito Gamberale nel settore aeroportuale hanno archiviato il 2013 con un Ebitda di 254 milioni e ricavi pari a 1 miliardo di euro, secondo Maia. I debiti ammontano a circa 545 milioni.

Secondo le fonti, le valutazioni nel settore si situano nel range 10-14 volte l‘Ebitda, ma in alcuni casi si sono spinte oltre.

Maia ha detto che F2i sta guardando a un partner di lungo periodo: “Stiamo offrendo una partecipazione di minoranza qualificata e, insieme al partner, continueremo a lavorare sul consolidamento del mercato”.

La vendita sarà articolata in due fasi: offerte non vincolanti a luglio, binding tra settembre e ottobre. Il closing, ha riferito Maia, è atteso entro la fine dell‘anno.

La piattaforma di F2i nel settore aeroportuale vanta una quota del traffico passeggeri in Italia pari al 35% e circa il 70% del settore cargo.

Il vincitore della gara potrà co-investire con F2i in Sea, attualmente partecipata al 36%: se il Comune di Milano dovesse decidere di scendere nel capitale (attualmente ha in mano il 55%), il fondo di Gamberale sarebbe l‘acquirente naturale.

SETTORE IN MOVIMENTO

Attualmente, la holding F2i, oltre alla quota in Sea, ha in pancia il 54% di Sagat (aeroporto di Torino) e il 70% di Gesac (Napoli Capodichino), nonché partecipazioni di minoranza indirette (attraverso Sea e Sagat) negli scali di Bergamo e Bologna.

La società di gestione dell‘aeroporto di Bologna ha annunciato l‘iter per la quotazione a Piazza Affari.

Recentemente, F2i ha ceduto la partecipazione, detenuta attraverso Sagat, in Aeroporto di Firenze.

Il settore aeroportuale italiano è in fermento. Su AdF e su Sat (scalo di Pisa) sono in corso due Opa lanciate da Corporacion America. La società argentina, guidata da Eduardo Eurnekian, attualmente presente soltanto a Trapani, punta a creare un polo aeroportuale in Toscana e, più in generale, a proporsi come soggetto aggregante, alternativo rispetto a F2i.

Il fondo di Gamberale ha guardato e continua a valutare diversi investimenti potenziali: potrebbe proporsi come alternativa all‘Ipo per Bologna, ha valutato l‘acquisizione di partecipazioni nelle società di gestione degli scali di Genova e Cagliari, dossier che potrebbero presto riaprirsi.

F2i e Corporacion America, inoltre, potrebbero scontrarsi sugli scali siciliani di Palermo e Catania, target potenziali per entrambi.

A Nordest, contemporaneamente, Save si sta proponendo come soggetto aggregante: una volta completato l‘ingresso nel capitale di Catullo (Verona e Brescia), per ora con una quota del 35%, il gruppo guidato da Enrico Marchi potrebbe riconsiderare l‘acquisizione di Trieste (dossier congelato da tempo per incomprensioni e attriti con la Regione Friuli) e accelerare su Lubiana, scalo per il quale ha presentato una manifestazione d‘interessi.

Il settore aeroportuale sta conoscendo questo inusuale fermento per due spinte contestuali: la necessità degli enti locali di fare cassa, forzati dai tagli del governo centrale, e la riorganizzazione degli scali da parte del ministero dei Trasporti, che, sotto la guida di Maurizio Lupi, ha ridisegnato il piano pensato dall‘allora ministro Corrado Passera e stilato una lista degli scali strategici che, di fatto, impone chiusure e aggregazioni.

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