20 maggio 2014 / 17:04 / 4 anni fa

Ilva, Gozzi:"Azienda verso fallimento, De Vincenti: "Imprenditori in campo"

MILANO (Reuters) - L‘Ilva è in procinto di fallire: a un anno di gestione commissariale dell‘impianto di Taranto, la produzione è crollata e l‘azienda perde fra i 60 e i 70 milioni di euro al mese. Il governo Renzi deve intervenire.

Un'immagine dell'Ilva a Taranto. REUTERS/Yara Nardi

A lanciare il grido d‘allarme è Antonio Gozzi, presidente di Federacciai, durante l‘assemblea annuale in corso a Milano.

Pronta la reazione del governo che per bocca di Claudio De Vincenti, vice ministro allo Sviluppo Economico con delega all‘energia, difende la decisione del precedente governo Letta di affidare l‘azienda al commissario Enrico Bondi e chiama gli imprenditori siderurgici italiani a fare la loro parte.

Referendosi alla gestione di Bondi, “la sua condotta commerciale ha provocato gravi perturbazioni sul mercato con la vendita di coils a prezzi estramamente bassi nella disperata necessità di fare cassa, ha distrutto capitale circolante per oltre un miliardo, non paga più i fornitori e si avvicina rapidamente al collasso. Occorre voltare pagina al più presto”, ha sottolineato Gozzi che ha parlato di “azienda in procinto di fallimento”.

L‘impianto, che appartiene al Gruppo Riva, è al centro di un‘inchiesta per disastro ambientale che nell‘estate 2012 ha portato al sequestro dell‘area a caldo dello stabilimento.

“Pensate a un‘azienda che in 30 anni di gestione statale aveva bruciato perdite per 24 mila miliardi di vecchie lire e che in 15-16 anni di gestione privata non ha mai chiesto un centesimo allo Stato e ha investito da parte della proprietà oltre 4,5 miliardi di euro, di cui 1,3 per l‘ambiente”.

Una difesa a tutto tondo quella di Gozzi sull‘operato dei Riva per l‘impianto di Taranto, sottoposto a gestione commissariale dopo gli interventi della Procura del capoluogo ionico, con una premessa: “Si può fare siderurgia rispettando l‘ambiente”. E tuttavia: “A Taranto non c‘è solo la siderurgia come industria inquinante, ma altri impianti industriali a forte impatto ambientale, ragione per la quale stabilire il nesso causale fra l‘insorgenza di tumori e la sola Ilva sarà esercizio né semplice né scontato”.

Poi ha aggiunto: “Bisogna lavorare per evitare che l‘Ilva non si trasformi in un disastro nazionale, pertanto la strada maestra è cercare di trovare, con il sostegno di molti, compreso i Riva, una compagine multipla, e che lo stato sia custode onesto e garante dell‘occupazione, i creditori, le banche e che si attivi per una soluzione industriale”.

In altri termini, una richiesta di presidi ambientali a Taranto uguali a quelli si chiedono alle altre siderurgie europee.

Gozzi infine si rivolge a Renzi e al ministro allo Sviluppo Economico, Federica Guidi: “Le settimane che stanno dinanzi a noi saranno cruciali per capire, anche su questo difficilissimo dossier, se il governo Renzi ha la forza e la capacità di fare un salto di qualità nella sua azione”.

Ascoltata l‘arringa di Gozzi, il vice ministro De Vincenti, ha valuto precisare alcuni punti, sottolineando di essere in dissenso con quanto detto dal presidente di Federacciai: “Con il commissariamento deciso a giugno 2013 abbiamo impedito che l‘Ilva chiudesse a tutela di tutta la siderurgia italiana. L‘Ilva è stata salvata un anno fa e non era scontato”.

Secondo De Vincenti, “oggi dobbiamo pensare al futuro dell‘Ilva, è essenziale l‘analisi di un piano industriale e credo che sia giusto chiedere all‘imprenditoria siderurgica italiana di entrare in campo fino in fondo per il futuro di questo stabilimento siderurgico”. Interpellato poi sul significato di “mettersi in campo” e se intendesse riferirsi all‘ipotesi di rilevare lo stabilimento di Taranto, De Vincenti si è limitato a dire “ho chiesto di mettersi in gioco”.

Oggi sul Sole-24 Ore, Giovanni Arvedi, presidente dell‘omonimo gruppo, ha detto che il futuro di Taranto potrà passare anche attraverso il gruppo cremonese. Una disponibilità che si affianca a quella già espressa da Marcegaglia e da Arcelor-Mittal.

Sulla questione è intervenuto anche il ministro dell‘Ambiente, Gianluca Galletti, secondo cui il governo “ha un obiettivo: fare dell‘Ilva da una operazione difficile un grande successo del valore del Paese. Vogliamo che diventi un‘azienda realmente all‘avanguardia e che torni a dare un giusto valore per Taranto, per l‘Italia e che diventi una vetrina per il Paese in Europa”.

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