19 maggio 2014 / 07:18 / tra 4 anni

BORSE ASIA-PACIFICO - Mercati generalmente in calo, Cina preoccupa

ROMA (Reuters) - Le borse dell‘area Asia-Pacifico sono in calo oggi, con Tokyo che perde terreno anche per il rafforzamento dello yen e il ritorno dei timori sull‘andamento dell‘economia cinese.

Intorno alle 8,56 italiane l‘indice Msci dell‘area Asia-Pacifico, che non comprende Tokyo, è in calo dello 0,22%.

TOKYO ha chiuso in calo dello 0,64%, dopo la seduta negativa di venerdì - anche se oggi, nelle prime ore di contrattazione, era in positivo - risentendo del rafforzamento della moneta giapponese e del più generale timore per la reale performance dell‘economia in Cina.

“Sui mercati è riapparso un senso di fragilità”, scrive Credit Agricole in una nota ai clienti. “I dati Usa sono chiaramente deboli, a parte quello sugli occupati non agricoli. La situazione è abbastanza simile in Cina, con gli indicatori della domanda in aprile (investimenti e vendite al dettaglio), segnalando una maggiore pressione al ribasso”.

Data l‘incertezza sulle prospettive economiche mondiali, il sostegno monetario è considerato un tema centrale da parte degli investitori e l‘attenzione è puntata particolarmente sulla Banca centrale europea, che a giugno potrebbe varare un pacchetto di sostegno all‘economia, compreso il taglio dei tassi.

MUMBAI, in controtendenza, ha esteso i guadagni a seguito della vittoria elettorale del partito Bharatiya Janata di Narendra Modi e dei suoi alleati, considerati più vicini al mondo del business rispetto al partito del Congresso dei Gandhi. I titoli legati all‘export hanno però risentito del rafforzamento della rupia, che ha toccato il livello più alto in 11 mesi contro il dollaro.

SYDNEY ha registrato un calo di quasi l‘1,3%, spinta al ribasso dai titoli bancari e minerari, dopo che i futures sui metalli ferrosi e sull‘acciaio cinese hanno perso terreno. Male in particolare il titolo della società di engineering e gestione immobiliare UGL, che ha perso il 9,7% dopo aver ricevuto solo un‘offerta per la vendita dei servizi immobiliari.

I mercati cinesi sono in rosso sia per effetto delle misure restrittive sul prestito interbancario - introdotte per contenere dei rischi legati al sistema del cosiddetto shadow banking - che per i timori sul rallentamento della seconda economia mondiale.

HONG KONG è in calo dello 0,38%, soprattutto nel settore immobiliare e in quelle energetico, con gli investitori che incassano i guadagni ottenuti coi rialzi della scorsa settimana. Il CSI300 che riunisce i titoli principali delle borse di Shanghai e Shenzen, segna -1,4%, mentre SHANGHAI perde l‘1,1%.

Prada in calo oggi dell‘1,12%.

Le misure varate da Pechino sono “la ragione più importante del ribasso odierno, che colpisce non solo i titoli bancari, ma l‘intera economia. Perché le attività fuori-bilancio rispondono anche in parte alla richiesta di finanziamento della società”, spiega Du Changchun, analista di Northeastern Securities a Shanghai.

Il settore immobiliare cinese è stato indebolito anche dai dati duffusi ieri sui prezzi medi delle nuove abitazioni, che ad aprile hanno rallentato ai minimi da un anno circa.

SINGAPORE e SEUL sono praticamente piatte, con un calo rispettivamente dello 0,05% e dello 0,08%.

TAIWAN ha chiuso in lieve rialzo (+0,13%), mentre gli investitori attendono le mosse della Federal Reserve e della Bce.

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